Sarebbe partita da Valenzano la strategia per conquistare Bari e poi tentare il salto alla Regione, sfruttando – secondo l’accusa – anche il sostegno della criminalità organizzata locale. È questo lo scenario al centro del processo nato dall’inchiesta sulle elezioni del 2019 che coinvolge, tra gli altri, l’ex consigliera comunale Francesca Ferri, l’imprenditore Filippo Dentamaro e l’ex consigliere regionale ed ex presidente del Foggia Calcio Nicola Canonico.
Un processo che rischia la prescrizione
Come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, il procedimento di primo grado, che vede imputate 19 persone, si avvia però per molti verso la prescrizione. Un epilogo che potrebbe riguardare soprattutto i cosiddetti “portatori di voti”, mentre resterebbero a giudizio le figure principali dell’inchiesta.
Nell’ultima udienza, davanti al collegio presieduto da Angelo Salerno, la difesa di Dentamaro ha rinunciato alla maggior parte dei testimoni. I restanti saranno ascoltati il 5 maggio, insieme ai testimoni indicati dalla difesa di Canonico, rappresentato dall’avvocato Michele Laforgia. La sentenza è attesa nel 2027.
Le accuse: voti pagati e rapporti con i clan
La Direzione distrettuale antimafia di Bari, con il pm Fabio Buquicchio, contesta a Ferri e Dentamaro il ruolo di organizzatori di un’associazione finalizzata alla corruzione elettorale e al voto di scambio politico-mafioso.
Secondo l’accusa, gli elettori sarebbero stati reclutati tramite intermediari, con compensi tra 25 e 50 euro a voto. In questo schema Canonico avrebbe avuto il ruolo di “garante del risultato dell’illecita impresa”, pur non essendo accusato di reati di mafia.
Ferri, eletta a Bari con una lista civica di centrodestra, e Dentamaro avrebbero invece gestito i contatti con i clan di Valenzano.
Le intercettazioni e il nodo probatorio
Il Tribunale ha ritenuto utilizzabili le intercettazioni solo nei confronti di Ferri, Dentamaro e Canonico. Si tratta di elementi centrali dell’inchiesta, avviata a partire dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia.
Proprio su questi tre imputati si concentrerà quindi il cuore del processo, mentre per altri potrebbe intervenire la prescrizione prima della sentenza.
Il filone parallelo e il caso Lorusso
In parallelo, sempre a Bari, prosegue il processo ordinario legato all’inchiesta “Codice Interno”, che vede imputata Maria Carmen Lorusso, moglie dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, insieme ad altre 14 persone.
Secondo gli inquirenti, Olivieri avrebbe stretto un accordo con tre clan baresi per sostenere la candidatura della Lorusso alle comunali del 2019. Nel rito abbreviato sono già arrivate 103 condanne, tra cui quella a nove anni per lo stesso Olivieri.
Il filo tra le due inchieste
Le due vicende giudiziarie sono collegate da un intreccio politico che risale alle elezioni del 2019. All’epoca, Olivieri e Canonico sostenevano la candidatura a sindaco di Bari di Pasquale Di Rella e puntavano sull’elezione di Lorusso e Ferri.
Entrambe, dopo il voto vinto dal centrosinistra guidato da Antonio Decaro, passarono nella maggioranza. Entrambe avevano lavorato nello studio legale di Olivieri. Un percorso politico che sembrava promettente e che si è poi interrotto bruscamente con gli arresti.










