Dal giorno della diagnosi alla conquista dell’autonomia, passando per il lavoro in cooperativa. È la storia di Andrea, 22 anni, originario della provincia di Foggia, affetto da disturbo dello spettro autistico, che oggi è impegnato in un tirocinio formativo presso la cooperativa sociale Pietra di Scarto di Cerignola, su un bene confiscato alla mafia.
Un percorso che unisce inclusione sociale, lavoro e dignità, alla vigilia della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo del 2 aprile.
Dalla diagnosi al percorso formativo
La diagnosi arriva nel giugno 2015, quando Andrea ha circa dieci anni, dopo accertamenti effettuati al Bambin Gesù di Roma e successivamente all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza.
“Ha sempre mostrato una grandissima forza d’animo”, raccontano i genitori Tonia e Giuseppe, ricordando il percorso che ha portato il figlio a diplomarsi in un istituto tecnico.
Il lavoro nella cooperativa
Oggi Andrea partecipa al progetto “AAA-Autonomia Cercasi”, promosso dall’ambito territoriale e finanziato dal Pnrr, con la cooperativa Escoop come ente capofila.
Nella cooperativa Pietra di Scarto si occupa di attività legate all’agricoltura sociale: imbottiglia pelati, raccoglie olive, imbusta caramelle.
“Tutte attività che lo rendono felice e motivato”, spiega la madre, sottolineando quanto il lavoro rappresenti un elemento centrale per la crescita personale del figlio.
L’obiettivo dell’autonomia
Il traguardo ora è un contratto di lavoro che possa garantire maggiore indipendenza.
“La nostra speranza è che possa diventare sempre più autonomo”, afferma Tonia, lanciando anche un appello alle istituzioni affinché vengano rafforzati i sostegni dopo i 18 anni, fase in cui molte famiglie si trovano senza un adeguato supporto.
Il “dopo di noi” e il cohousing
A evidenziare l’importanza del progetto è anche Pietro Fragasso, presidente della cooperativa, che sottolinea come l’obiettivo sia costruire percorsi di autonomia e autodeterminazione.
Tra le prospettive future c’è anche lo sviluppo di soluzioni abitative condivise, come il cohousing, per affrontare uno dei temi più delicati per le famiglie: il “dopo di noi”.
Un modello che punta a garantire indipendenza e qualità della vita alle persone con disabilità, anche oltre il sostegno familiare.
Una storia che racconta come inclusione e lavoro possano diventare strumenti concreti per costruire futuro e dignità.













