All’indomani del referendum sulla giustizia, anche da Foggia arriva una lettura politica del risultato. A intervenire è il consigliere comunale del Partito Democratico Mario Cagiano, che analizza il significato del voto partendo dal dato locale, dove il “no” ha superato il 60%, con un’affluenza del 51,96%.
Per Cagiano si tratta di un segnale chiaro ma da interpretare senza forzature: “Il risultato del referendum consegna al Paese un dato politico chiaro, che va letto con serietà e senza forzature. Non è un voto al centrosinistra, ma è una base solida da cui partire”.
Partecipazione e nuovo spazio politico
Il consigliere dem sottolinea soprattutto il ritorno alla partecipazione: “Un’affluenza vicina al 60 per cento è il primo segnale da cogliere. Ancora più significativo è che tra il 10 e il 15 per cento di persone che nelle ultime tornate elettorali non votava, questa volta abbia scelto di esprimersi”.
Un dato che, secondo Cagiano, indica un potenziale da intercettare: “Non hanno votato un partito: hanno votato un’idea, un principio. È da qui che dobbiamo ripartire, trasformando quei ‘no’ in un grande ‘sì’ a una visione politica capace di parlare ai bisogni reali”.
Il ruolo del Partito Democratico
Nel ragionamento trova spazio anche il Partito Democratico, indicato come perno di una possibile ricostruzione politica. “Oltre il 90 per cento degli elettori del PD ha votato ‘no’. È un segnale di compattezza e chiarezza su cui costruire”.
Cagiano guarda alla prospettiva di un campo largo: “Da qui si può ripartire per ambire a un campo largo credibile, che abbia nel Partito Democratico e nella guida di Elly Schlein un punto di riferimento”. E aggiunge: “A lei va riconosciuto il merito politico della vittoria di ieri, che può ispirare un cambiamento che parte realmente dal basso”.
Giovani e diritto di voto
Particolare attenzione viene riservata al dato generazionale: “Il 61,1 per cento tra i 18 e i 34 anni ha votato ‘no’. I giovani hanno fatto la differenza, e questo nonostante tanti fuorisede non abbiano potuto votare”.
Da qui il richiamo a una criticità strutturale: “Parliamo di troppi cittadini lasciati ai margini della partecipazione democratica: è una questione che non può più essere rimandata”.
Il messaggio al Governo
Nel suo intervento, Cagiano individua anche un messaggio politico diretto all’esecutivo: “Al Governo Meloni arriva un segnale politico inequivocabile: il Paese chiede di essere ascoltato davvero. Vuole risposte concrete sulle priorità dei cittadini e il rispetto dell’equilibrio costituzionale”.
Infine, lo sguardo al futuro: “La sfida ora è trasformare questo risultato in un percorso politico vero. Dobbiamo parlare a chi si è riavvicinato e a chi ancora non si fida, costruendo una proposta capace di unire e di allargare. È così che i ‘no’ possono diventare ‘sì’: non per automatismo, ma attraverso ascolto e credibilità”.










