All’indomani del referendum sulla giustizia, archiviato con la vittoria del “no”, emergono le prime analisi a mente fredda. A Foggia, tra le voci più attente al dibattito degli ultimi mesi, quella della prorettrice dell’Università di Foggia, Donatella Curtotti, da subito schierata contro la riforma.
Curtotti: “Ha perso la giustizia”
“Sono soddisfatta del risultato del referendum perché sin dall’inizio ho perorato questa causa”, spiega Curtotti, che però non nasconde una lettura più critica del contesto complessivo. “In questi mesi sono emerse molte criticità del problema della magistratura, pertanto spero che già da domani si cominci un lavoro tutti insieme per risolvere i tanti problemi”.
Una riflessione che va oltre l’esito delle urne e che mette al centro il sistema giustizia nel suo complesso. “Chi ha vinto? Nessuno, perché come ho già detto in questi mesi la giustizia ha perso. Una questione mal gestita da tutti i punti di vista e da tutti gli attori, me per prima”.
Curtotti ribadisce comunque la propria contrarietà alla riforma bocciata dagli elettori: “Sono contenta che la riforma non sia passata perché dal mio punto di vista aveva bisogno di più condivisione. Ha perso la giustizia”.
Decaro: “I cittadini non delegano”
Sempre da Foggia arriva anche l’analisi del presidente della Regione, Antonio Decaro, che legge il risultato come un segnale politico e civico insieme.
“Ha vinto il no, ma ha vinto soprattutto la partecipazione, a dimostrazione che i cittadini quando capiscono che il loro voto conta davvero non restano chiusi in casa, vanno a votare, scelgono e non delegano”.
Per Decaro, il dato politico è chiaro: “Il no ha vinto perché gli italiani hanno voluto salvare la Costituzione. Non si può cambiare con una imposizione dall’alto, senza una discussione parlamentare, senza emendamenti”.
Una lettura che si chiude con un richiamo al valore democratico del voto: “Credo che la risposta degli elettori sia una risposta di democrazia che va conquistata tutti i giorni”.









