Il “laboratorio Foggia” come modello del campo largo progressista mostra oggi tutta la sua fragilità. È quanto emerge dall’analisi del giornalista foggiano Davide Grittani, pubblicata sul “Corriere del Mezzogiorno”, che ripercorre ambizioni, errori e tensioni della coalizione nata attorno all’elezione della sindaca Maria Aida Episcopo.
Un progetto nato per essere modello nazionale
Secondo Grittani, Foggia avrebbe dovuto rappresentare il debutto esecutivo del campo largo, un laboratorio politico da replicare su scala nazionale. Un’idea sostenuta anche da esponenti del centrosinistra, che vedevano nella città un punto di sintesi tra diverse anime progressiste.
Ma quel progetto, scrive il Corriere del Mezzogiorno, si è progressivamente indebolito, fino a mostrare segni evidenti di instabilità.
Il caso Galasso e le tensioni nel Pd
Tra i passaggi più significativi dell’analisi c’è il riferimento a Giuseppe Galasso, indicato come uno dei presunti elementi di forza del progetto ma allo stesso tempo figura “invisa” a una parte del Partito Democratico.
Una contraddizione che, secondo Grittani, riflette le difficoltà interne alla coalizione e l’assenza di una reale sintesi politica. Il laboratorio foggiano, invece di consolidarsi, sarebbe rimasto esposto a divisioni e diffidenze.
Decaro e il confronto con Bari
Nel ragionamento del Corriere del Mezzogiorno emerge anche il confronto con Bari e con il modello amministrativo costruito da Antonio Decaro, considerato più solido e coerente.
A Foggia, invece, quella continuità metodologica non si sarebbe realizzata, lasciando spazio a un’esperienza definita “insoddisfacente” e incapace di rispondere pienamente alle aspettative della città.
Le contraddizioni del campo largo
Grittani evidenzia come il progetto politico sia rimasto segnato da contraddizioni sostanziali, che potrebbero emergere anche a livello regionale.
La coalizione viene descritta come fragile, incapace di reggere nel tempo e di tradurre l’alleanza politica in un’azione amministrativa efficace.
Il nodo 5 Stelle e il ruolo di Furore
Nel finale dell’analisi, il Corriere del Mezzogiorno richiama anche la posizione del Movimento 5 Stelle e del suo esponente Mario Furore, oggi davanti a un bivio politico.
Il movimento, che aveva rappresentato una componente importante del campo largo, si troverebbe ora a dover scegliere tra ammettere un errore di valutazione o proseguire su una linea politica sempre più complessa e contraddittoria.
Un laboratorio in bilico
Il quadro complessivo tracciato da Grittani è quello di un’esperienza nata con grandi ambizioni ma oggi segnata da fragilità strutturali.
Foggia, da laboratorio politico nazionale, rischia così di diventare il simbolo delle difficoltà del campo largo nel trovare equilibrio, coesione e prospettiva.










