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Home - Da oltre dieci anni nel mirino: la lenta fine dei Notarangelo tra agguati e vendette a Vieste

Da oltre dieci anni nel mirino: la lenta fine dei Notarangelo tra agguati e vendette a Vieste

Una scia di sangue fatta di omicidi, sparizioni e tradimenti: così un clan storico è stato smontato pezzo dopo pezzo

Di Francesco Pesante
20 Marzo 2026
in Gargano, Inchieste
Angelo, Onofrio, Pasquale, Giambattista e Danilo Notarangelo; sullo sfondo, il luogo dell'omicidio di Onofrio Notarangelo

Angelo, Onofrio, Pasquale, Giambattista e Danilo Notarangelo; sullo sfondo, il luogo dell'omicidio di Onofrio Notarangelo

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L’ennesimo agguato, l’ennesimo nome della famiglia Notarangelo finito nel mirino. Il ferimento di Danilo Notarangelo, 35 anni, colpito a colpi d’arma da fuoco nei pressi di un market a Vieste, riporta al centro una storia criminale lunga oltre dieci anni, segnata da omicidi, vendette e una lenta ma costante perdita di potere.

Danilo è parente stretto di Angelo Notarangelo, detto “Cintaridd”, e di Onofrio Notarangelo. Due nomi che, fino a pochi anni fa, rappresentavano un punto di riferimento nella geografia criminale del Gargano. Oggi quella famiglia appare invece tra le più colpite dalla violenza della nuova generazione mafiosa.

L’inizio della caduta: l’omicidio di “Cintaridd”

La frattura si consuma il 26 gennaio 2015, quando il boss Angelo Notarangelo viene ucciso in un agguato lungo la litoranea tra Mattinata e Vieste. Un omicidio che segna l’inizio della guerra tra il suo clan e quello emergente guidato da Marco Raduano detto “Pallone”, suo ex uomo di fiducia diventato rivale e oggi collaboratore di giustizia.

Da quel momento Vieste diventa uno dei teatri più sanguinosi della mafia garganica, con una sequenza di omicidi e regolamenti di conti che ridefiniscono gli equilibri criminali sul territorio.

La scia di sangue: Onofrio, Pasquale e gli altri

Dopo la morte di Angelo, la famiglia Notarangelo viene progressivamente colpita. Nel 2017 viene ucciso il fratello Onofrio Notarangelo, mentre pochi mesi dopo scompare nel nulla il figlio di quest’ultimo, Pasquale Notarangelo, vittima di lupara bianca.

Proprio su quest’ultimo episodio sono arrivate negli anni le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, tra cui lo stesso Raduano, che avrebbe ammesso il coinvolgimento del suo gruppo nella sparizione del giovane.

La violenza non si ferma. Nel 2018 viene assassinato anche Giambattista Notarangelo, altro cugino di “Cintaridd”, in un agguato che secondo la Direzione distrettuale antimafia aveva un chiaro obiettivo: affermare il predominio del clan rivale e “dare una lezione” alla famiglia. Per questo omicidio sono già state inflitte pesanti condanne.

Una guerra che cambia volto

Tra il 2015 e il 2022, Vieste è stata attraversata da una vera e propria guerra di mafia, con decine di sparatorie, morti e tentati omicidi. Una sorta di “Gomorra” con vittime spesso giovanissime. Uno scontro che ha visto il progressivo ridimensionamento del gruppo Notarangelo e l’ascesa di nuove leve criminali, spesso più giovani e aggressive.

Le indagini hanno evidenziato come proprio gli ex alleati, guidati da Raduano, abbiano costruito la loro scalata eliminando sistematicamente i vecchi riferimenti del clan originario. Stesso discorso per il clan Iannoli-Perna, nato sempre da una costola dei Notarangelo ma oggi azzerato da omicidi e condanne. Proprio i gruppi scissionisti dei Notarangelo, guidati da Marco Raduano e Girolamo “Peppa Pig” Perna, quest’ultimo ucciso nel 2019, diedero vita a loro volta ad una violenta guerra per il controllo del territorio, forti delle alleanze con le maggiori realtà criminali della provincia di Foggia.

I tentati omicidi e i sopravvissuti

Anche chi è sopravvissuto è rimasto nel mirino. Lo stesso Danilo Notarangelo era già scampato insieme ad Antonio Germinelli a un agguato nel 2022, quando un’auto fu raggiunta da numerosi colpi tra Mattinata e Vieste.

Il nuovo attentato delle ultime ore, con ferite al braccio e all’addome, conferma come il cognome Notarangelo continui a rappresentare un bersaglio.

Un clan ormai indebolito

Quella dei Notarangelo è oggi una storia di progressiva erosione. Da clan dominante a famiglia colpita ripetutamente, decimata negli anni da omicidi mirati, sparizioni e arresti.

Il ferimento di Danilo si inserisce in questo contesto: non un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di una lunga strategia di annientamento che ha accompagnato l’ascesa delle nuove generazioni della mafia garganica.

A Vieste, dove per anni il potere si è deciso a colpi di kalashnikov, il passato continua a presentare il conto. E il nome Notarangelo, ancora oggi, resta uno dei più esposti.

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Tags: Angelo Notarangelocronaca giudiziariaDanilo Notarangelofaida GarganoMafia garganicaMarco RaduanoNotarangeloVieste
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