La Procura di Foggia ha chiuso le indagini nei confronti di 30 presunti spacciatori coinvolti nell’inchiesta che, tra il 15 e il 23 gennaio scorsi, portò all’arresto di 33 persone tra carcere e domiciliari e fece emergere un articolato sistema di traffico e vendita di droga con epicentro nel capoluogo dauno.
Il pubblico ministero Alessio Marangelli ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che di norma precede la richiesta di rinvio a giudizio. Gli indagati e i loro difensori hanno ora 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati, presentare memorie difensive o sollecitare ulteriori accertamenti. Successivamente la procura deciderà per chi chiedere il processo.
Il doppio livello del traffico di droga
Secondo l’impianto accusatorio, l’organizzazione avrebbe operato su due livelli distinti nello smercio di cocaina e hashish.
Il giro più consistente sarebbe stato gestito da Shaban Shima, albanese residente a Foggia, che si riforniva da connazionali di ingenti quantitativi di droga – tra 5 e 10 chili di cocaina al mese – poi rivenduti a grossisti locali. Secondo gli investigatori, la droga veniva acquistata a circa 22 euro al grammo e rivenduta tra 30 e 50 euro, a seconda della qualità.
Le partite di stupefacente sarebbero state scaricate in un’autodemolizione del capoluogo, quindi nascoste in box e successivamente consegnate direttamente ai grossisti. Gli inquirenti ritengono che Shima avesse anche contatti con esponenti della “Società foggiana”.
A un livello più basso della filiera ci sarebbe stato invece lo spaccio gestito da Leonardo Tolonese e dal cognato Rocco Soldo, che avrebbero avuto propri fornitori, tra cui Ciro Spinelli per l’hashish, e rifornito diversi pusher locali, tra cui i fratelli Mucciarone.
La posizione di Raffaele Tolonese
Tra i 30 indagati figura anche Raffaele Tolonese, 67 anni, noto come “Rafanill’”, ritenuto in passato al vertice di una delle tre batterie della Società foggiana e nuovamente arrestato lo scorso 23 gennaio.
Secondo la procura, però, non sarebbe coinvolto nel traffico di droga contestato al figlio Leonardo e al genero Soldo. Nei suoi confronti viene contestata la violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Orta Nova, dopo che i carabinieri lo avrebbero filmato mentre si recava a Foggia in più occasioni tra giugno e agosto 2024.
Un indagato deceduto
Nel corso dell’indagine il numero degli indagati è sceso da 35 a 30. Tra i nomi depennati c’è quello del foggiano Alessio Lioce, soprannominato “il Pupo”, morto il 10 gennaio scorso a causa di un malore mentre si trovava agli arresti domiciliari.
Le accuse e il blitz dei carabinieri
Ai 29 presunti spacciatori rimasti viene contestato, a vario titolo, lo spaccio di stupefacenti in 62 episodi di cessione avvenuti soprattutto a Foggia ma anche in altre città italiane, tra cui Cerignola, San Giovanni Rotondo, Cesena, Firenze, Como, Modena, Parma, Bologna, Verona e La Spezia. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra l’autunno 2024 e i primi mesi del 2025.
Per 20 indagati la procura contesta anche l’aggravante dell’ingente quantitativo, poiché in alcuni casi si parla di cessioni fino a cinque chili di cocaina.
L’operazione dei carabinieri si svolse in due fasi: il 15 gennaio 2025, con l’esecuzione di 24 misure cautelari (19 in carcere e 5 ai domiciliari), e il 23 gennaio successivo, con altre 9 ordinanze (3 in carcere e 6 ai domiciliari) dopo gli interrogatori preventivi.
I nomi
Rischiano il processo Raffaele Tolonese, il figlio Leonardo Tolonese, il genero Rocco Soldo, Mimmo Falco (sulla sedia a rotelle dopo un agguato), Ciro Spinelli, Nicola Lepore, Marzio Padalino, Paolo Padalino, i fratelli Lucio, Mario e Stefano Mucciarone, il cerignolano Savino Defazio, Vincenzo Gemma di San Giovanni Rotondo, i compaesani Massimo Soccio e Giuseppe Siena, gli albanesi Shaban Shima, Endrian Celhema, Adelina Kajashi, Gerald Koxha, Marius Muhja, Ronaldo Stermilla, Shyqyri Xhavari, Besi Kasa, Enkeled Sinaj, i romeni Roxana Mihaela Ionascu, Andrei Florin Serban, la georgiana Shorena Jatchvliani, Marcela Vasilica, moldava residente a Parma, Samuele Serafini di Sant’Elpidio e Michele Bozza di Grottaminarda.










