Più sono spettacolari e più attirano turisti. Ma le “porte sul mare” della Puglia, gli archi naturali e i faraglioni che punteggiano la costa dal Salento al Gargano, mostrano oggi tutta la loro fragilità. Il crollo dell’Arco degli innamorati a Sant’Andrea, nel territorio di Melendugno, proprio nel giorno di San Valentino, ha riacceso l’attenzione su un fenomeno che riguarda almeno una ventina di siti simbolo.
Secondo gli esperti, la mappa del rischio è molto più ampia e coinvolge buona parte dei mille chilometri di costa pugliese. Il 53% delle coste, ricorda il presidente dell’Ordine dei geologi Giovanni Caputo, è a rischio erosione.
Dal Gargano al Salento, simboli a rischio
Nel Gargano Italia Nostra lancia l’allarme sull’Arco di Diomede a Mattinata e sul faraglione di Baia delle Zagare, dove – dai rilievi del 2022 – il pilone portante risulta fortemente assottigliato. Tra i geositi più delicati anche l’Architello di San Felice, a sud di Vieste, la cui volta secondo gli studiosi è destinata a cedere. Ma anche Vignanotica, sempre a Mattinata, è stata scenario di cedimenti nel recente passato.
Non va meglio sul versante salentino. Dalla scogliera del Ciolo a Santa Cesarea Terme, i distacchi sono sempre più frequenti. A Vieste, nonostante i divieti della Capitaneria di porto, continuano le escursioni alla “Grotta sfondata”, dove – racconta il geologo Paolo De Bellis – il rischio di caduta massi è concreto.
L’epicentro della criticità resta però la costa adriatica salentina, dove “le rocce sono particolarmente tenere”, spiega il geologo Stefano Margiotta.
Clima e mareggiate accelerano l’erosione
Per Salvatore Valletta, segretario nazionale della Sigea, l’accelerazione è legata agli hotspot climatici: l’innalzamento della temperatura del mare favorisce mareggiate più intense che colpiscono le falesie con maggiore energia.
“È il momento di accelerare sugli interventi”, sottolinea Valletta, indicando la necessità di monitoraggi costanti, aggiornamento degli studi e censimento esteso dei geositi. In alcuni casi si potrebbe ricorrere a barriere marine per attenuare la forza delle onde, ma si tratta di opere costose e non sempre risolutive.
In altre situazioni, come nel caso di Sant’Andrea, gli studiosi ritengono che si tratti di processi naturali inevitabili, legati a fratture preesistenti nella roccia.
Interventi e occasioni mancate
La Regione Puglia ha recentemente stanziato 16 milioni di euro per interventi contro l’erosione in alcuni comuni, ma diverse aree simbolo – come alcuni tratti del Gargano – non rientrano nei finanziamenti. Secondo molti tecnici, si sarebbe persa l’occasione del Pnrr per programmare interventi strutturali su larga scala.
Gli iter amministrativi restano lenti e pochi Comuni si sono dotati di un piano delle coste. Nel frattempo si moltiplicano le segnalazioni da Cozze, San Vito, Lama di Taranto e altre località dove i residenti temono che il mare possa erodere strade e abitazioni.
Turismo e sicurezza
Il presidente nazionale della Sigea Antonello Fiore invita a una maggiore consapevolezza: le immagini dell’arco di Sant’Andrea prima del crollo mostrano bagnanti sopra e sotto la struttura, a dimostrazione di una frequentazione intensa anche in aree instabili.
La sfida, spiegano gli esperti, è trovare un equilibrio tra tutela paesaggistica, sicurezza pubblica e sostenibilità economica. Perché se l’erosione è un fenomeno naturale, oggi appare più rapida e violenta. E il rischio è che, insieme ai simboli del paesaggio pugliese, venga inghiottito anche un pezzo di identità collettiva.












