L’episodio di violenza avvenuto a Foggia — un docente colpito al volto da un padre davanti agli alunni per un semplice rimprovero disciplinare — “non è solo un fatto di cronaca nera. È il sintomo di una regressione civile che sta trasformando le nostre scuole in ring per frustrazioni personali. Quando il perimetro scolastico smette di essere un luogo sacro della formazione e diventa teatro di aggressioni, a fallire non è solo il singolo individuo, ma l’intero patto educativo tra Stato e Famiglia”. Così in una nota l’assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Foggia, Domenico Di Molfetta.
“Oggi assistiamo a un paradosso sociologico: siamo i genitori più informati e ‘connessi’ della storia, eppure sembriamo i più incapaci di porre limiti. Molti educatori denunciano da tempo la deriva della “genitorialità amica”, dove l’adulto abdica al proprio ruolo di guida per paura del conflitto o del rifiuto dei figli.
Il dovere educativo è stato sostituito dalla ricerca ossessiva del consenso. Invece di temprare il carattere dei giovani attraverso il valore pedagogico del ‘no’ e la gestione della frustrazione, molti genitori preferiscono ‘spianare la strada’ ai figli, proteggendoli da ogni fallimento. Questo iper-accudimento non produce adulti forti, ma individui fragili in un mondo che non fa sconti.
Il Ministero dell’Istruzione ha risposto con la linea della tolleranza zero. È bene ricordare che docenti, dirigenti e personale ATA sono Pubblici Ufficiali: aggredirli significa colpire lo Stato. Le nuove norme, che prevedono pene detentive fino a 5 anni e il risarcimento del danno biologico e d’immagine (ex Art. 2043 c.c.), sono strumenti necessari, ma non sufficienti. La sanzione penale interviene quando il disastro è già avvenuto; quello che serve è una ricostruzione culturale.
In questo scenario desolante, la speranza risiede proprio nelle studentesse e negli studenti. Loro sono le vere ‘sentinelle’ del quotidiano: vivono la scuola, vedono il bullismo, percepiscono le dinamiche di spaccio o di violenza ai margini degli istituti. Spesso basterebbe un po’ più di coraggio e decisione nel rompere il silenzio con genitori e insegnanti. Tuttavia, come possono i ragazzi avere il coraggio di denunciare, se gli adulti di riferimento sono i primi a violare le regole?
Da parte mia, della sindaca Maria Aida Episcopo, di ogni componente dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione e dell’Amministrazione Comunale piena solidarietà e vicinanza al docente dell’Istituto Einaudi, alle sue colleghe e ai suoi colleghi, al dirigente scolastico, a quanti e quante sono quotidianamente impegnati in un ruolo così delicato e così importante per la comunità.










