A Manfredonia il Carnevale non è soltanto una festa in maschera. È un rito civile, un patrimonio identitario, una narrazione collettiva che ogni anno si rinnova. È il momento in cui la città si guarda allo specchio, si prende in giro, si critica e, soprattutto, si ritrova. Il Carnevale è una festa di origine antichissima che unisce elementi religiosi, pagani e popolari. È storicamente assodato che Manfredonia è la naturale costola di Sipontum, la colonia romana affacciata sull’Adriatico. Un continuum accertato anche dai recenti scavi nell’area sipontina. Tra le dotazioni caratteriali trasmesse vi sono anche quelle dei Baccanali, il moderno Carnevale. Il busto in terracotta di una Baccante, custodito in Municipio, rinvenuto agli inizi del ‘900 a Siponto, testimonia quella ascendenza.
Il Carnevale di Manfredonia affonda dunque le radici nella sua naturale progenitrice. Non esiste un Carnevale Dauno che sia riferito a quello di Manfredonia. Negli Anni 50 con la prospettiva di captare finanziamenti dalla Provincia di Foggia, si appioppò quella definizione al Carnevale di Manfredonia. Ma non attecchì, nonostante il trasferimento di alcune manifestazioni a Foggia. La dimostrazione che il Carnevale di Manfredonia poggia su basi culturali solide, su sentimenti genetici antichi, su una pratica dilatatasi nel tempo rinnovandosi nelle espressioni e nelle modalità, ma rimanendo sempre fedele al suo spirito primordiale. Anche quando pare che vacilli e sembra perdere il suo mordente. Come pare accadere oggi.
Certo, tante cose sono cambiate. A cominciare dal gusto delle persone che ovviamente risente, assorbendole, delle difficoltà contingenti. Il Carnevale ha rappresentato e vissuto le ansie e le gioie, le delusioni e le speranze delle epoche attraversate. Un lungo ieri nel quale si sono inseriti ben due guerre dolorosissime. Che tuttavia hanno solo messo in pausa il Carnevale che è ripreso più impetuoso, fragoroso e innovatore che mai.
All’indomani del secondo conflitto mondiale, Manfredonia ha reagito inventandosi il tamburello di latta e confezionando la classica mascherata sipontina, l’ampio “pagliaccio”, con la stoffa dei paracadute americani. Sono riapparse le socie e i gruppi di maschere venivano accolti festosamente nelle case ove si recavano a portare festa.
Una allegria e una vivacità contagiosa tanto che dai centri viciniori affluiva gente vogliosa di partecipare alle scorribande carnevalesche. Mascherarsi opportunamente non era un problema: costumi fantasiosi di tutte le fogge si potevano affittare nelle numerose botteghe allestite per l’evenienza. Ci sono state anche edizioni poco entusiasmanti come quella in cui si introdusse il lancio di arance e quella nella quale si inventò lo spargimento della cipria. Ma il Carnevale di Manfredonia ha saputo ritrovare sempre la retta via anche rinnovandosi profondamente. Come avvenne per i carri allegorici.
Fino agli Anni cinquanta, il Carnevale di Manfredonia ha vissuto, come da tradizione, sulla spontaneità della baldoria, delle mascherate, fino a quella fatidica edizione del 1954 allorquando nella consueta sfilata carnevalesca, apparvero due strutture scenografiche montate su carri trainati da trattori. I primi “carri” concepiti e prodotti dagli studenti del liceo scientifico auspice il professore nonché assessore comunale, Michele Milano, e realizzati con la guida del professore d’arte e disegno Tommaso Adabbo. Le scuole, dalle materne alle superiori grandi e basilari protagoniste del Carnevale: oltre a dare sostanza alle Gran sfilate, hanno sostenuto quel prezioso serbatoio di idee che è lo spettacolo “20 minuti col tuo Carnevale”, il “Veglioncino dei bambini”, “Le Meravigliose” ovvero la sfilata di un esercito (alcune migliaia) di bambini delle scuole elementari interpreti disinvolti di favole raccontate con costumi sfavillanti realizzati dalle insegnanti e dalle mamme.
La “Sfilata delle Meraviglie” è ormai un marchio del Carnevale di Manfredonia. Assieme ai carri allegorici costituiscono il fatto nuovo del Carnevale di Manfredonia. I carri sono diventati l’attrazione ammiccante e coinvolgente del Carnevale di Manfredonia. Prodotti da “carristi” divenuti provetti maestri cartapestai. Nel 1971 ne furono prodotti ben otto. (In questa edizione sono due). Un exploit straordinario, una crescita della manifestazione stupefacente con imponente afflusso di spettatori con notevoli ritorni economici. In quella esaltante scia, i sontuosi veglioni che hanno soppiantato le socie, anche cinque contemporaneamente con attrazioni musicali di livello nazionale. Anche questi spariti.
Il Carnevale aveva decisamente imboccato la strada dello spettacolo. Le varie manifestazioni avevano acquisito dimensione e espressione tali da non essere più gestibili amatorialmente, ma avevano bisogno di una regia che assemblasse e ordinasse le varie attività che si presentavano come una rappresentazione a beneficio di un pubblico non più protagonista intraprendente del Carnevale, ma spettatore paziente ed estraneo di uno show attraente e fantasmagorico fin che si vuole, ma ridotto ad un passaggio frettoloso, come su uno schermo TV.
Una esigenza che si dibatte da anni senza che si sia arrivati ad una decisione. Il problema da sciogliere è quello della creazione di un organismo deputato alla organizzazione del Carnevale, dal punto di vista scenografico e da quello economico. Il Carnevale-spettacolo ha dei costi proporzionati al prodotto che si vuole offrire. Costi che pesano pressoché esclusivamente sui promotori delle varie iniziative e sul contributo del Comune e della Regione. Dallo spettacolo-Carnevale non viene alcun introito. Tranne le esigue tribune allestite in Piazza Marconi, è tutto gratis. Questa è anche la ragione del grande afflusso di gente che arriva da fuori a godersi uno spettacolo senza il pagamento di un ticket.
Tranne poi a strombazzare che il Carnevale è una risorsa economica: potenzialmente lo è (altrove docet), ma nelle condizioni di Manfredonia non esiste o lo è per pochi e localizzati in particolari settori privilegiati. “Qual è il loro apporto alla manifestazione?” si chiedono i “colleghi” fuori dal circuito circoscritto in cui si svolge il Carnevale, che rimangono all’asciutto? E questo un altro problema di fondo che va affrontato e regolamentato. Il Carnevale di Manfredonia di domani dovrà necessariamente essere reimpostato su criteri innovativi che mettano a frutto le grandi potenzialità che la manifestazione di Manfredonia dimostra in modo esclusivo. Occorre cominciare a pensare ad un percorso alternativo che valorizzi magari quel format spontaneo originale che, tutto sommato, rimane l’anima del Carnevale di Manfredonia.













