La Polizia di Stato di Foggia, su disposizione del gip del Tribunale locale, ha eseguito nella mattinata del 13 febbraio un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un 19enne indagato per il reato di atti persecutori nei confronti di una giovane donna. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Foggia e condotte dalla Squadra Mobile, hanno fatto luce su una vicenda di violenza digitale che ha avuto ampia risonanza pubblica.
La denuncia risale al 31 luglio 2025, quando la vittima – poi identificata come Arianna Petti, 19enne foggiana – aveva sporto querela dopo aver rinvenuto immagini in cui il suo volto era stato sovrapposto a corpi di altre donne in pose oscene e accompagnato da frasi volgari e diffamatorie, affisse nei pressi dell’Istituto Scolastico “Lanza” di Foggia e diffuse anche online.
Dal deepfake alla persecuzione
La giovane, che aveva reso pubblica la propria esperienza denunciando di essere vittima di revenge porn digitale, era stata travolta da un incubo durato mesi: le immagini manipolate del suo volto erano comparse sulle pareti della città insieme a dati personali come numero di telefono e indirizzo, provocando gravi conseguenze sulla sua vita quotidiana, sulla serenità e sulla sicurezza personale.
Le indagini hanno permesso di raccogliere elementi indiziari consistenti nei confronti del ragazzo, un coetaneo della vittima con cui in passato la giovane aveva intrattenuto un rapporto di amicizia, poi interrotto. Dagli accertamenti tecnici sui dispositivi in uso al 19enne è emersa una corrispondenza perfetta tra le immagini artificiosamente create e quelle affisse in città, oltre a conversazioni con sistemi di intelligenza artificiale per formulare frasi offensive da associare alle foto.
La perquisizione e i dispositivi sequestrati
Su delega della procura, gli agenti hanno eseguito perquisizioni che hanno portato al sequestro di dispositivi informatici, analizzati con tecniche specialistiche. Le attività tecniche hanno permesso di ricostruire il disegno criminoso e di reperire ulteriori prove contro l’indagato, anche grazie al ritrovamento di conversazioni che mostravano l’uso dell’intelligenza artificiale per realizzare contenuti diffamatori e per cercare di eludere le indagini.
Arresti e iter processuale
Al termine delle indagini, il gip ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza per l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del giovane. Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e, secondo il principio di presunzione di innocenza, l’indagato non può essere considerato colpevole fino a una sentenza definitiva.
Il caso Petti ha sollevato un dibattito amplio sulla violenza digitale e il revenge porn, evidenziando la necessità di risposte efficaci da parte delle istituzioni per tutelare le vittime e prevenire simili abusi. La vicenda ha attirato anche il sostegno di buona parte della comunità e delle associazioni locali, mettendo in luce le implicazioni sociali di reati che colpiscono la dignità e la sicurezza individuale.










