La strage sul lavoro non si ferma. I dati Inail relativi al 2025 restituiscono un quadro ancora drammatico degli infortuni mortali in Italia, con 1.093 decessi denunciati, in lieve ma significativo aumento rispetto ai 1.090 del 2024. Numeri che, secondo il sindacato UGL, non possono essere letti come semplici statistiche, ma raccontano vite spezzate e famiglie che non hanno visto tornare a casa i propri cari.
A intervenire è il segretario generale dell’UGL Paolo Capone, che chiede un cambio di passo immediato nelle politiche di prevenzione e controllo.
Sud e Nord-Est le aree più colpite
L’analisi territoriale evidenzia un aumento dei decessi soprattutto nel Sud e nel Nord-Est. Nel Mezzogiorno le morti sul lavoro passano da 181 a 187, mentre nel Nord-Est salgono da 164 a 167. In calo, invece, i dati nelle Isole, dove i decessi scendono da 92 a 81, nel Nord-Ovest da 205 a 203 e nel Centro da 155 a 154.
Particolarmente rilevanti gli incrementi registrati in alcune regioni. Il Veneto segna il dato più alto con 22 decessi in più, seguita da Piemonte e Puglia, entrambe con 14 vittime in più. Aumenti significativi anche nelle Marche (+12) e in Liguria (+5). Sul fronte opposto, i cali più marcati si registrano in Lombardia (-18), Lazio (-13), Sardegna (-9), Emilia-Romagna (-6) e nelle Province autonome di Trento e Bolzano (-5 ciascuna).
I settori più a rischio
Anche l’analisi per comparti produttivi conferma criticità evidenti. Crescono i decessi in Agricoltura, che passano da 102 a 106, e nel Conto Stato, da nove a 12. In forte aumento anche le Attività manifatturiere, con i morti denunciati che salgono da 101 a 117, e il Commercio, che passa da 58 a 68 decessi.
Dati che, secondo l’UGL, dimostrano come la sicurezza sul lavoro resti un nodo irrisolto in settori chiave dell’economia nazionale.
Capone: “Non sono numeri, ma vite spezzate”
“Nel 2025 prosegue una strage sul lavoro che i dati Inail fotografano con drammatica chiarezza”, afferma Paolo Capone. “Dietro questi numeri ci sono lavoratori che non hanno più fatto ritorno a casa dai propri cari. Non è possibile trattarli come un dato statistico o una tragica fatalità”.
Il segretario generale dell’UGL sottolinea la necessità di un intervento strutturale: “Di fronte a tale quadro urge un cambio di passo: maggiori controlli, un monitoraggio efficace basato sull’incrocio delle banche dati e un investimento reale sulla cultura della sicurezza sul lavoro”.
Prevenzione e formazione al centro
Secondo Capone, la prevenzione non può essere affidata esclusivamente alle norme. “Deve diventare una pratica quotidiana nei luoghi di lavoro, a partire da formazione e addestramento”, spiega, evidenziando come solo un’azione coordinata possa invertire la rotta.
“Solo rafforzando in modo concreto l’alleanza tra istituzioni, imprese e sindacati sarà possibile fermare una spirale di morti sul lavoro che resta inaccettabile per un Paese civile”, conclude il leader dell’UGL.
Un appello che torna a porre al centro dell’agenda nazionale il tema della sicurezza, mentre i numeri continuano a raccontare un’emergenza che non accenna a diminuire.













