Il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio di Donato Romano, 45 anni, muratore foggiano incensurato, accusato di aver ucciso Giovanni “Gigi” Mastropasqua, 50 anni, fruttivendolo, assassinato con un colpo di pistola al collo la mattina del 19 giugno 2025 all’interno della sua Smart, ferma in via Zuretti a Foggia.
L’omicidio fu ripreso dalle telecamere di videosorveglianza della zona e Romano venne identificato quasi immediatamente. Il fermo scattò poche ore dopo grazie all’intervento della squadra mobile e dei carabinieri. Davanti agli investigatori prima e al gip poi, durante l’udienza di convalida, l’uomo confessò di aver sparato, sostenendo di aver agito per paura dopo essere stato minacciato dalla vittima per un debito non saldato.
L’udienza preliminare fissata a marzo
Il gup ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 9 marzo. La compagna della vittima e i figli si costituiranno parte civile. La difesa di Romano punterà invece a far cadere l’aggravante della premeditazione, passaggio decisivo che consentirebbe di accedere al rito abbreviato, con la riduzione di un terzo della pena ed evitando il processo davanti alla Corte d’Assise.
Secondo la tesi difensiva, Romano non si sarebbe presentato armato con l’intenzione di uccidere, ma solo per timore: avrebbe esploso un unico colpo, “alla cieca”, senza guardare, nel corso di una discussione degenerata.
L’accusa di omicidio premeditato
Per la procura, però, il quadro è diverso. Il pm contesta la premeditazione, ritenendo che Romano si sia recato all’appuntamento già deciso a uccidere Mastropasqua, armato di una pistola a salve modificata per sparare. A carico dell’imputato vengono contestati anche i reati di ricettazione e porto illegale dell’arma, ritrovata un mese dopo l’omicidio all’interno di un box.
Secondo quanto dichiarato da Romano, la pistola sarebbe stata acquistata la mattina stessa del delitto per 350 euro al mercato Rosati da uno sconosciuto.
Il debito e le minacce
Nella lunga confessione resa agli inquirenti, Romano ha ricostruito l’origine del rapporto con la vittima. “Tutto è cominciato il 20 aprile 2025”, ha raccontato, quando Mastropasqua gli avrebbe prestato 1500 euro per acquistare attrezzi da lavoro, concordando una restituzione di 1900 euro dopo un mese, comprensivi di interessi. Dopo dieci giorni, però, sarebbero iniziate le richieste anticipate di denaro, fino a una pretesa finale di 4500 euro.
Romano ha riferito anche di presunte minacce e di un episodio in cui sarebbe stato portato in campagna e picchiato, con una pistola puntata alla testa. La mattina del 19 giugno, secondo la sua versione, Mastropasqua avrebbe ribadito la richiesta di denaro, fissando un appuntamento alle Poste di via Testi. Da lì i due si sarebbero spostati in auto fino a via Zuretti.
“All’interno della macchina continuava a minacciarmi – ha dichiarato – mi disse ‘mo’ ti faccio vedere che succede’. Preso dal panico ho estratto la pistola dal marsupio e ho sparato un solo colpo alla cieca”.










