È ancora una volta la riforma della giustizia a tenere banco alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 nel distretto di Lecce. Un tema inevitabile, anche perché il 22 e 23 marzo i cittadini saranno chiamati alle urne per il referendum confermativo sulla riforma voluta dal ministro Carlo Nordio.
Nessuna protesta ufficiale come quella dello scorso anno, quando i magistrati entrarono in aula magna con toga e copia della Costituzione, ma il confronto è rimasto sullo sfondo di quasi tutti gli interventi pronunciati ieri mattina nell’aula magna “Vittorio Aymone” del tribunale di viale De Pietro, alla presenza delle più alte cariche istituzionali.
Carrelli Palombi: “Ricadute sull’autonomia e indipendenza della giurisdizione”
Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Corte d’Appello, Roberto Maria Carrelli Palombi di Montrone, che ha dedicato la parte centrale della relazione proprio alla riforma costituzionale.
“Ritengo di dover dedicare la parte centrale di questa relazione alla riforma approvata dal Parlamento – ha spiegato – in ragione delle ricadute che tale riforma, ove convalidata dal corpo elettorale, potrà portare al funzionamento della giustizia e all’esercizio della giurisdizione in forma autonoma e indipendente, secondo il disegno delineato dalla Costituzione”.
Nel suo intervento, Carrelli Palombi ha anche denunciato la situazione degli istituti penitenziari del distretto, aggravata dal sovraffollamento. “A un costante aumento della popolazione detenuta non corrisponde un proporzionale incremento del personale di polizia penitenziaria”, ha sottolineato.
Carbone (Csm): “Un sistema affidato alla sorte crea squilibrio”
È poi intervenuto il rappresentante del Consiglio superiore della magistratura, Maurizio Carbone, che ha espresso una posizione critica sulla riforma.
“Un sistema affidato alla sorte crea squilibrio fra le componenti, penalizza il Csm, indebolisce il compito affidato dalla Costituzione ed offende la categoria dei magistrati”, ha affermato.
Sinisi: “Saranno i cittadini a esprimersi”
A rappresentare il Ministero della Giustizia è stata Rosa Patrizia Sinisi, che ha illustrato una serie di dati sul funzionamento della macchina giudiziaria, ribadendo sul referendum che “saranno i cittadini ad esprimersi”.
Vaccaro: organici scoperti e criminalità in evoluzione
Uno degli interventi più attesi è stato quello del nuovo procuratore generale di Lecce ed ex procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro, che ha evidenziato “le rilevanti scoperture dell’organico sia dei magistrati che del personale amministrativo”.
Tracciando un bilancio dell’attività giudiziaria, Vaccaro ha indicato come predominanti lo spaccio e il traffico di stupefacenti, i fenomeni estorsivi e i reati legati alle armi.
“Si conferma la vocazione imprenditoriale dei diversi clan presenti sul territorio”, ha spiegato, sottolineando come i proventi vengano riciclati non solo attraverso attività commerciali tradizionali, ma anche tramite nuovi canali come il mercato delle criptovalute.
L’allarme sulla criminalità minorile
Particolare attenzione è stata riservata anche ai reati commessi da minori. “Si registra un aumento dei reati con impiego della violenza, spesso per futili motivi”, ha detto Vaccaro, segnalando anche una crescita dei reati in materia di stupefacenti, violenza sessuale e pedopornografia, oltre a episodi ripetuti di bullismo e lesioni accompagnate da offese verso le forze dell’ordine.
“Non siamo una casta”: la difesa della magistratura
Vaccaro ha inoltre respinto con forza alcune rappresentazioni diffuse nel dibattito pubblico.
“Rifiutiamo l’accusa di una magistratura come una casta che gode di privilegi ed abusa del suo potere. Rifiutiamo con decisione la rappresentazione di una magistratura che non collabora nell’assicurare la sicurezza dei cittadini”, ha dichiarato.
E sul tema della separazione delle carriere, punto centrale della riforma sottoposta a referendum, ha aggiunto: “I dati statistici smentiscono decisamente l’illazione secondo cui il giudice sarebbe più propenso ad accogliere le richieste del pubblico ministero”.
Le posizioni nel distretto tra No e Sì
In platea erano presenti, tra gli altri, Giuseppe De Nozza, presidente della giunta distrettuale del Csm, in linea con le posizioni contrarie al referendum già espresse da Carbone.
Tra le personalità segnalate anche Giuseppe Capoccia, procuratore capo a Lecce, che invece si è espresso a favore del Sì alla riforma.
Un confronto che accompagnerà inevitabilmente le prossime settimane, fino all’appuntamento referendario di marzo, destinato a incidere sul futuro assetto della giustizia italiana.










