L’inaugurazione dell’anno giudiziario a Bari diventa occasione di confronto diretto sul futuro della magistratura e sulle riforme che stanno attraversando il sistema giustizia. Nel Palazzo di Giustizia, tra richieste di mezzi e critiche alle modifiche costituzionali, emergono posizioni contrapposte sul ruolo delle correnti e sul rapporto tra politica e toghe.
Cassano: “Le correnti sono una garanzia indispensabile”
Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Corte d’Appello di Bari, Francesco Cassano, che ha rivendicato il valore del Consiglio superiore della magistratura come istituzione rappresentativa di idee e sensibilità culturali diverse.
“La Costituzione ha disegnato il Consiglio superiore come un’istituzione rappresentativa di idee, di prospettive, di orientamenti”, ha detto Cassano, sottolineando come la presenza delle correnti sia una garanzia per il buon funzionamento dell’organo di autogoverno.
Pur riconoscendo le degenerazioni correntizie nelle nomine dei dirigenti, Cassano ha respinto con decisione l’ipotesi del sorteggio: “Le degenerazioni correntizie non possono giustificare il sorteggio”.
Nel suo intervento ha ricordato anche l’esperienza di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, iscritti ad associazioni diverse ma uniti dagli stessi valori: “Sono morti difendendo legalità e democrazia”.
Rossi: “Dal ministro vogliamo mezzi, non riforme dannose”
A margine della cerimonia è intervenuto anche il procuratore della Dda di Bari, Roberto Rossi, che ha posto l’accento sulle difficoltà quotidiane della giustizia.
“Vorremmo tutti che questa giustizia fosse più efficiente e meno lenta, ma per fare questo occorre che vi siano i mezzi”, ha spiegato, denunciando carenze informatiche e soprattutto la mancanza di personale.
Rossi ha attaccato apertamente la riforma costituzionale sostenuta dal ministro Carlo Nordio, sostenendo che rischia di ampliare l’ingerenza politica sulla magistratura.
“Non vogliamo certo riforme della Costituzione che fanno solo danni”, ha detto, aggiungendo di essere convinto che la riforma verrà bocciata dai cittadini, che chiedono invece investimenti e strumenti per rendere più efficiente il sistema.
Sisto: “Stabilizziamo oltre 9mila precari, sforzo massimo”
Sul fronte del governo, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha rivendicato l’impegno per la stabilizzazione dei lavoratori precari legati ai progetti del Pnrr.
“Stabilizziamo 9318 lavoratori del Pnrr, quindi mi sembra che uno sforzo maggiore non poteva essere prodotto”, ha dichiarato, ricordando che chi non sarà assunto resterà per tre anni in graduatoria.
Davanti al Palazzo di Giustizia, intanto, era in corso un presidio di protesta della Cgil. Sisto ha parlato di strumentalizzazione politica, ribadendo che la riforma non è contro i magistrati ma a tutela dei cittadini.
“Quando entra in un’aula, se sa che il giudice è diverso da chi lo accusa, come è diverso da chi lo difende, si sente più rassicurato”, ha affermato, sostenendo che la riforma serva anche a liberare la magistratura dal peso delle correnti.
Un confronto aperto sul futuro della giustizia
La cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Bari si è trasformata così in un momento di forte confronto tra magistratura e governo. Da un lato la difesa del pluralismo culturale interno alle toghe, dall’altro la spinta verso riforme strutturali e una diversa organizzazione del sistema.
In mezzo, la richiesta unanime di risorse, personale e strumenti, senza i quali la giustizia rischia di rimanere lenta e distante dai bisogni dei cittadini.










