Borghi, comunità, futuro, economia circolare, energia e riuso del patrimonio nelle aree interne. Tutti temi affrontati nel corso di un forum tenutosi a Biccari nell’ambito del progetto PRIN PNRR C@RE. Una giornata di confronto e lavoro partecipato dedicata alla rigenerazione dei nostri paesi. Interessanti le testimonianze dei giovani rientrati sui Monti Dauni, degli abitanti storici e di chi come un gruppo di sud americani hanno scelto di venire a vivere e lavorare nei nostri borghi. Nutrita la partecipazione di amministratori locali, artigiani, agronomi, ricercatori, operatori cooperativi, imprenditori, a conferma che in questo territorio c’è voglia di restare.
“Il confronto – ha detto Gianfilippo Mignogna della Copperativa di comunità di Biccari – si è sviluppato a partire dalle sperimentazioni già attive sui territori – in particolare su energia, gestione delle risorse locali e riuso del patrimonio – mettendole in relazione con esperienze analoghe da adattare e trasferire in contesti caratterizzati da risorse e criticità simili.
Il lavoro è stato supportato da metodologie di intelligenza collettiva, finalizzate a mappare in modo condiviso sfide, opportunità e traiettorie di sviluppo territoriale.
Da questa esperienza emergono alcune riflessioni rilevanti su come disegnare le politiche sulle aree interne.
La ricerca come infrastruttura abilitante
Il lavoro sviluppato in C@RE mostra come la ricerca pubblica possa funzionare da infrastruttura cognitiva per i territori: non osservazione a distanza, ma costruzione condivisa di conoscenza utile a orientare scelte e priorità. La combinazione tra informazioni esperte e saperi locali possono alimentare discussioni operative in cui la ricerca diventa leva di decisione, non di semplice supporto tecnico ne di costruzione artificiale di consenso.
Nelle aree montane interne la resilienza è un principio organizzativo fondante
Spopolamento, siccità, dissesto idrogeologico e patrimonio inutilizzato sono condizioni quotidiane. Eppure, il lavoro emerso a Biccari mostra come la resilienza nelle aree interne non sia risposta emergenziale, ma capacità organizzativa che perdura nel tempo. Quando, come in questi contesti, si costruiscono le giuste condizioni di confronto, si attivano processi place-based che tengono insieme adattamento ambientale e sviluppo economico. Le reti informali diventano strutture cooperative, le alleanze tra cittadini e amministrazioni superano il perimetro del singolo progetto.
In un contesto nazionale segnato dal calo della partecipazione elettorale e da una crescente distanza tra istituzioni e cittadini, soprattutto nei grandi contesti urbani, colpisce osservare come nelle aree interne l’ingaggio civico assuma forme più sostanziali della consultazione simbolica. Qui la partecipazione si traduce in pratiche di sperimentazione concreta, in cui cittadini, amministrazioni e ricerca sono in grado di co-produrre conoscenza, priorità e strategie operative.
Giornate come quella di Biccari mostrano come i “margini” possano funzionare da laboratori anticipatori, capaci di generare modelli di sviluppo territoriale alternativi, radicati e collettivi, proprio mentre altrove il rapporto tra politiche pubbliche e società tende a indebolirsi”.












