Si è chiuso uno dei capitoli più tormentati della nascente legislatura regionale. Michele Emiliano non farà parte della giunta di Antonio Decaro. L’incontro tra i due, atteso da settimane, non ha prodotto colpi di scena: Decaro è rimasto fermo sulle proprie posizioni e all’ex presidente della Regione non è rimasto che prenderne atto. Il posto in giunta non c’è e non ci sarà.
Dopo mesi di trattative, stop and go e mediazioni fallite, Emiliano accetterà l’incarico di consigliere del presidente. A breve sarà avviata la procedura per la richiesta di aspettativa dalla magistratura: Decaro predisporrà il decreto di nomina, Emiliano lo firmerà e lo trasmetterà al Csm. L’esito non è scontato, ma una risposta positiva viene ritenuta probabile.
Un incontro senza pacificazione
L’incontro non si è concluso con un chiarimento distensivo. Anzi. Emiliano, riferiscono persone a lui vicine, sarebbe uscito “furibondo e ferito”. Dopo aver rinunciato alla candidatura al Consiglio regionale, si è trovato costretto a fare un ulteriore passo indietro, rinunciando anche all’ingresso in giunta. Una scelta vissuta come una sconfitta politica, difficile da digerire.
Il ruolo e il compenso
L’incarico di consigliere del presidente, però, non è marginale. “Avrà piena autonomia e ampio margine di manovra”, assicurano ambienti vicini a Emiliano. A rendere il ruolo particolarmente rilevante è anche la recente riorganizzazione del cosiddetto modello Maia, avviata con decreto da Decaro, che ha ridotto da 21 a 9 il numero dei consiglieri del presidente. Un assetto che apre la strada a un compenso stimato intorno ai 130 mila euro annui, a fronte dei circa 150 mila euro percepiti complessivamente dai direttori di dipartimento. Numeri che non cancellano, però, l’amarezza politica accumulata.
Giunta, ora Decaro accelera
Sbloccata la partita Emiliano, Decaro può ora concentrarsi sulle altre caselle della giunta e puntare all’ufficializzazione della squadra. Il posto lasciato libero potrebbe andare a un tecnico di stretta fiducia del governatore. Decaro, infatti, si è più volte detto limitato dalla necessità di rispettare equilibri politici che gli hanno impedito di nominare tutti gli esterni desiderati. Per questo non è escluso che rinunci a un assessorato in quota Popolari per scegliere una figura di riferimento, soprattutto su deleghe strategiche come Trasporti e Urbanistica, dove l’obiettivo è imprimere una forte accelerazione tecnica.
Secondo i rumors delle ultime ore, sul tavolo ci sarebbe l’ipotesi di una professionista donna oppure il ritorno accanto a Decaro di Giuseppe Galasso, per dieci anni al suo fianco al Comune e oggi assessore ai Lavori Pubblici a Foggia, o di Eugenio Di Sciascio, ex rettore del Politecnico e tra gli estensori del programma di governo. L’alternativa, una trattativa con i Popolari, appare complicata nei tempi: al loro interno convivono anime diverse, dai renziani di Casa riformista ai calendiani di Azione, e trovare una sintesi in poche ore sembra difficile.
Le altre trattative aperte
Le lunghe interlocuzioni con Emiliano hanno rallentato anche altri fronti, che saranno riaperti venerdì 16 gennaio. Tra questi quello con Avs, dove resta irrisolta la contrapposizione tra la richiesta di Decaro di una indicazione femminile e la spinta del partito per Gano Cataldo. Anche su questo dossier il presidente non sembra intenzionato a prolungare i tempi: la linea sarà tracciata rapidamente, con un aut aut politico.
Nel Partito democratico restano in sospeso quattro assessorati. Come già emerso, a Donato Pentassuglia dovrebbe andare la Sanità, mentre nella squadra dovrebbero entrare anche Francesco Paolicelli, Raffaele Piemontese e Debora Ciliento. Decaro ha già individuato Silvia Miglietta e Graziamaria Starace come delegate in giunta. Dunque la Capitanata dovrebbe avere in squadra Piemontese, forse al Bilancio e Starace, papabile al Turismo.
Per il Movimento 5 Stelle, su indicazione di Giuseppe Conte, il nome messo sul tavolo è quello di Cristian Casili. Per la delega alla Puglia, però, non c’è ancora una sintesi interna: Sebastiano Leo è in pole position, ma restano in corsa anche Antonio Tutolo e Saverio Tammacco. Sarà Decaro a decidere.
Le ultime caselle e l’attesa per l’ufficialità
Restano infine da definire, in quota Pd, la presidenza del gruppo e quella del Consiglio regionale. Se Stefano Minerva sarà indicato come capogruppo, l’altra casella andrà a Toni Matarrelli, o viceversa. L’ufficialità è attesa per domani, 16 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate. Una data che potrebbe segnare la chiusura definitiva di un lungo e complesso puzzle politico.












