La crisi idrica che da mesi stringe la Puglia non può essere risolta dalle piogge occasionali. Ne è consapevole Acquedotto Pugliese, che ha messo nero su bianco un piano di investimenti da 2 miliardi di euro previsto nel Piano strategico e nel Piano della sostenibilità, con interventi strutturali sulla rete, sui servizi e sul territorio. Un impegno finanziario definito “senza precedenti” dal presidente Domenico Laforgia, in un contesto che resta fortemente critico.
Secondo i dati forniti, negli invasi pugliesi – compresi quelli collegati delle regioni limitrofe – dovrebbero esserci circa 450 milioni di metri cubi d’acqua. Allo stato attuale, però, se ne registra appena un terzo. Una situazione che conferma come l’emergenza sia ormai strutturale.
Riuso delle acque e reti da potenziare
Uno dei pilastri del piano riguarda il riuso delle acque depurate in agricoltura. Come riportato da La Repubblica Bari, gli impianti però non bastano senza infrastrutture adeguate. La rete pugliese soffre ancora di dispersioni elevate e tubature vetuste, che rendono indispensabili interventi profondi.
Il sistema di depurazione regionale, dalla Capitanata al Salento, conta oggi 185 impianti. Attualmente sono nove quelli autorizzati al riuso agricolo: si trovano ad Acquaviva delle Fonti, Ostuni, Corsano, Fasano-Forcatella, Gallipoli, Castellana Grotte, San Pancrazio Salentino, Ginosa e San Severo. In questi casi, i consorzi irrigui o gli utilizzatori hanno già realizzato i collegamenti e le reti di distribuzione.
Entro il 2028, secondo le previsioni di Aqp, gli impianti adeguati saliranno a 77, oltre un terzo del totale gestito, con una potenzialità di circa 125 milioni di metri cubi di acqua rigenerata all’anno.
Il cambio di paradigma nella depurazione
“In Puglia, dove la disponibilità della risorsa è storicamente limitata e sempre più condizionata dal clima, la depurazione avanzata rappresenta un cambio di paradigma”, sottolinea Antonio De Leo, direttore industriale di Acquedotto Pugliese. L’obiettivo è integrare qualità degli impianti, reti efficienti e pianificazione di lungo periodo, destinando in sicurezza una parte delle acque trattate all’agricoltura per ridurre la pressione su invasi e falde.
Un esempio virtuoso è il parco Costasud, che verrà irrigato con l’acqua del depuratore Bari Est di Japigia. Resta però il nodo normativo: l’acqua depurata può essere trasportata su gomma per l’uso agricolo solo seguendo protocolli stringenti, altrimenti viene classificata come rifiuto speciale.
Consorzi di bonifica e criticità ancora aperte
Sul fronte agricolo, il ruolo dei consorzi di bonifica resta centrale. “Ci sono pochi impianti di depurazione in esercizio continuo e persistono fragilità strutturali – evidenzia Giuseppe De Filippo, presidente del Consorzio di bonifica della Capitanata – I volumi disponibili non sono sufficienti per affrontare la stagione irrigua. È fondamentale che piova, o meglio che nevichi, nelle aree dei bacini di raccolta”.
In fase operativa c’è intanto la progettazione di 18 interventi strategici del Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia, per oltre 180 milioni di euro, finanziati con l’accordo per la coesione Fsc 2021-2027. “Non è solo un investimento economico, ma una scelta strategica per il futuro della gestione dell’acqua”, afferma Francesco Ferraro, direttore generale di Arif.
Il dibattito politico e le critiche
Il tema è stato più volte affrontato anche in Consiglio regionale. L’ultima ordinanza e l’ultimo Piano di emergenza idrica risalgono a ottobre. Critico Paolo Pagliaro, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che parla di sprechi ancora irrisolti: “In una regione assetata come la Puglia non si può perdere neppure una goccia. Molte acque reflue depurate non arrivano ai campi per mancanza di una rete capillare. A fronte di milioni spesi per gli impianti di affinamento, alcuni non sono mai entrati in funzione”.
Il piano da 2 miliardi di Acquedotto Pugliese si inserisce dunque in uno scenario complesso, dove investimenti, infrastrutture e scelte politiche dovranno finalmente convergere per affrontare una crisi che non è più emergenziale, ma strutturale.












