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Home - “I cerignolani non scherzano, vengono a Monte e ti sparano”: il clan Li Bergolis-Miucci tra droga e affari

“I cerignolani non scherzano, vengono a Monte e ti sparano”: il clan Li Bergolis-Miucci tra droga e affari

Dalle carte dell’inchiesta emergono dialoghi, strategie e rapporti di forza del gruppo attivo sul Gargano. Gli inquirenti ricostruiscono l’organizzazione guidata da Antonio Miucci con l’appoggio di Lorenzo Scarabino

Di Francesco Pesante
6 Gennaio 2026
in Gargano, Inchieste
Enzo Miucci, l'omicidio di Gentile, Antonio Miucci e Lorenzo Scarabino

Enzo Miucci, l'omicidio di Gentile, Antonio Miucci e Lorenzo Scarabino

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Le intercettazioni e gli atti dell’inchiesta “Mari e Monti” restituiscono uno spaccato dettagliato del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci, considerato dagli investigatori una delle articolazioni criminali più strutturate e radicate del Gargano. Le indagini, avviate anche nell’ambito dell’omicidio del rivale Francesco Pio Gentile detto “Passaguai”, avvenuto a Mattinata il 21 marzo 2019, avrebbero consentito di accertare l’esistenza di una consorteria attiva tra Monte Sant’Angelo e l’area garganica, capace di rigenerarsi e riorganizzarsi nonostante arresti e contrasti interni.

Secondo quanto ricostruito, il gruppo sarebbe stato composto in larga parte da giovani, rispondenti ad Antonio Miucci, indicato come figura emergente e riferimento operativo, figlio di Enzo Miucci, ritenuto dagli inquirenti il reggente del clan Li Bergolis, affiancato dallo zio Lorenzo Scarabino, tutti imputati nel processo “Mari e Monti” in corso a Bari (abbreviato per 42 persone) e a Foggia (8 a dibattimento).

Il gruppo criminale e la gestione dello spaccio

Le conversazioni intercettate tramite captatore informatico installato sul telefono di Scarabino, cognato di Miucci, delineano i progetti per la creazione di un’associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti a Monte Sant’Angelo. Dialoghi nei quali si parla apertamente di approvvigionamento, organizzazione delle “piazze” e ripartizione dei guadagni.

Scarabino, in più passaggi, rivendica un ruolo centrale nel traffico, raccontando di un passato in cui gestiva direttamente lo spaccio e i profitti: “Te lo dico io, che io ero il numero uno a Monte su quella cosa…”. Frasi che, secondo gli investigatori, dimostrerebbero non solo la conoscenza diretta del mercato della droga, ma anche la capacità di imporsi e dettare regole a eventuali sodali.

“Quando Renzo torna a casa, sarà un’altra cosa”

Un passaggio ritenuto particolarmente significativo riguarda il riferimento al boss 42enne Enzo Miucci, chiamato confidenzialmente “Renzo”. In una conversazione, Scarabino afferma: “E/o quando Renzo torna a casa, dopo allora sarà un’altra cosa…”. Per gli inquirenti, quella frase rappresenterebbe il riconoscimento del peso criminale di Miucci, considerato l’unico in grado di garantire equilibrio, forza intimidatoria e capacità di dialogo con altre realtà delinquenziali.

Un elemento che rafforzerebbe la tesi investigativa secondo cui Enzo Miucci resterebbe il vero punto di riferimento del clan, capace di influenzarne strategie e rapporti anche a distanza.

Affari, soldi e controllo del territorio

Dalle intercettazioni emerge anche il racconto di guadagni ingenti, di una gestione diretta delle forniture e di un controllo rigido su chi operava “sotto” il gruppo. “Se metto una persona sotto a me, deve fare come dico io…”, dice Scarabino, sottolineando l’importanza della disciplina interna e della fedeltà.

Nei dialoghi si fa riferimento anche ai canali di approvvigionamento della cocaina, indicata come “bianca”, con Cerignola descritta come uno snodo cruciale ma pericoloso, dove “se sbagli, sbagli”, perché il rischio è quello di ritorsioni armate.

L’interlocutore non identificato di Scarabino: “I cerignolani non scherzano per niente”. E Scarabino: “No no, devi conoscere proprio la persona… un casino, quelli là se sbagli sbagli, quelli è capace che vengono a Monte e ti sparano”.

Un sistema che guarda oltre Monte Sant’Angelo

Le conversazioni captate mostrano inoltre l’interesse del gruppo per un’area più ampia, che comprende San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo, territori considerati strategici per l’espansione delle attività di spaccio. Al tempo stesso, emerge la difficoltà di trovare uomini “svegli e di fiducia”, segno, secondo gli investigatori, di un’organizzazione in evoluzione ma attenta a non esporsi.

L’inchiesta “Mari e Monti” restituisce così l’immagine di un clan capace di adattarsi, fare affari e mantenere il controllo del territorio attraverso una rete di relazioni, intimidazioni e alleanze, con al centro la famiglia Li Bergolis-Miucci e figure ritenute chiave come Enzo Miucci e Lorenzo Scarabino.

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Tags: clan Li Bergolis-Miuccicriminalità organizzataEnzo Miuccigarganoinchiesta Mari e MontiintercettazioniLorenzo ScarabinoMafia garganicamonte sant'angeloSpaccio di droga
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