La partita delle elezioni regionali pugliesi non si è chiusa con lo spoglio delle schede. A urne ormai archiviate e in attesa della proclamazione ufficiale del presidente Antonio Decaro, l’assetto definitivo del Consiglio regionale resta appeso a numeri sottilissimi, verifiche ancora da completare e ricorsi già annunciati. Come ricostruito da La Gazzetta del Mezzogiorno, in più collegi la distanza tra eletti e non eletti è talmente ridotta da rendere tutt’altro che scontata la conferma delle proiezioni del portale ministeriale Eligendo.
Margini ridottissimi e risultati ancora ballerini
Il caso più emblematico riguarda la Bat, dove nella lista Decaro Presidente appena 37 voti separano Nicola Rutigliano, con 2.972 preferenze, da Ruggiero Marzocca, fermo a 2.935. Un distacco minimo che potrebbe essere ribaltato in sede di riconteggio. Situazione analoga anche nel collegio di Brindisi, ma sul fronte dell’opposizione: in Fratelli d’Italia risultano eletti Luigi Caroli, con 9.872 voti, e Antonio Scianaro, con 3.984, mentre Elena Marrazzi resta fuori per sole 75 preferenze.
Scarti di poche centinaia di voti in diverse province
Come evidenziato da La Gazzetta del Mezzogiorno, in altri territori la forbice si allarga di poco ma resta comunque significativa. In provincia di Taranto, per Fratelli d’Italia, Giampaolo Vietri è entrato in Consiglio con 6.238 voti, seguito da Roberta Friolo a quota 6.006. Nella Bat, per Forza Italia, Marcello Lanotte ha ottenuto 6.175 preferenze, mentre l’uscente Giuseppe Tupputi si è fermato a 5.797.
Sempre nella Bat, nella lista di Fratelli d’Italia, Andrea Ferri ha raccolto 4.549 voti contro i 3.992 di Riccardo Memeo. Nel collegio di Foggia, per la lista Decaro Presidente, la sfida tra Giulio Scapato e Tommaso Sgarro si è chiusa 3.929 a 3.626. A Taranto, nella Lega, Paolo Scalera ha superato Gianfranco Chiarelli con 5.024 preferenze contro 4.713.
Ricorsi e contestazioni sulla legge elettorale
Accanto ai riconteggi, pesano le contestazioni sull’applicazione della normativa elettorale. L’ex capogruppo di Con Alessandro Leoci, candidato con Avanti Popolari in provincia di Brindisi, ha ottenuto 4.998 voti senza far scattare il seggio per la lista e ha già presentato ricorso. L’obiettivo, come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, è sollecitare una verifica rigorosa delle modalità di attribuzione dei seggi sulla base dei dati pubblicati su Eligendo.
I civici vicini a Gianni Stea spingono ancora oltre, ipotizzando un possibile ricorso alla Corte costituzionale per le criticità legate alla soglia del 4%, che cambia a seconda che il calcolo venga effettuato sui voti di lista o su quelli ai candidati presidenti, come previsto dalla legge pugliese.
I nodi aperti a Bari e a sinistra
Restano sotto osservazione anche alcune situazioni nel collegio di Bari. L’uscente del Pd Lucia Parchitelli non risulta eletta nonostante oltre 23mila preferenze, mentre la consigliera comunale Francesca Bottalico ha ottenuto 6.752 voti nella lista Decaro Presidente senza riuscire a entrare in Consiglio. Anche Alleanza Verdi Sinistra ha espresso forti perplessità: Nichi Vendola, ex governatore e candidato di punta, è rimasto fuori. Il segretario regionale di Sinistra italiana Mino Di Lernia ha annunciato valutazioni legali e rilanciato la necessità di modificare la legge elettorale.
Sempre a Bari, in Fratelli d’Italia, Domenico Damascelli, primo dei non eletti, contesta l’interpretazione della norma che ha portato all’elezione di Tommaso Scatigna, avanti di circa 1.300 voti.
Una partita destinata a prolungarsi
Secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, non è escluso neppure un possibile rientro di Sergio Blasi, primo dei non eletti nel collegio di Lecce per il Pd, qualora una diversa attribuzione dei seggi dovesse spostarne uno dalla Bat al Salento.
La certezza è che la composizione dei cinquanta consiglieri regionali non si fermerà alla proclamazione della Corte d’appello. I tempi supplementari si giocheranno nelle aule del Tar e, con ogni probabilità, del Consiglio di Stato.












