Nel 1942 l’Europa era devastata dalla guerra e nemmeno lo sport poteva dirsi al sicuro. Anche la Coppa Rimet, il primo storico trofeo dei Mondiali di calcio, finì nel mirino del regime nazista. Adolf Hitler ne aveva chiesto il trasferimento in Germania e il rischio che il simbolo del calcio mondiale venisse requisito era tutt’altro che remoto.
Il gesto decisivo di Ottorino Barassi
Per evitare che la Coppa cadesse nelle mani dei nazisti, Ottorino Barassi, allora segretario della Federazione Italiana Giuoco Calcio, compì una scelta tanto semplice quanto rischiosa. Sottrasse il trofeo ai controlli e decise di nasconderlo in un luogo sicuro, lontano da occhi indiscreti e dai pericoli della guerra. Quel luogo fu Torremaggiore, dove la Coppa Rimet venne custodita nell’abitazione della famiglia Barassi.
Zia Lisetta e il coraggio silenzioso
A proteggere materialmente il trofeo fu una donna, zia Lisetta, che per anni lo tenne nascosto in una scatola sotto un letto. Un gesto compiuto senza clamore, con discrezione e senso del dovere, ma decisivo per la storia dello sport mondiale. In quel nascondiglio improvvisato, la Coppa Rimet rimase al sicuro per tutta la durata del conflitto.
Un simbolo salvato dalla guerra
Per anni il trofeo restò lontano dai riflettori, protetto dall’anonimato e dalla consapevolezza del suo valore non solo sportivo, ma anche simbolico. Grazie a quella scelta, al termine della guerra la Coppa poté tornare a rappresentare il calcio mondiale, diventando ancora di più un emblema di unità e rinascita.
Il ringraziamento della città
A ricordare pubblicamente questa vicenda è stato Giorgio Barassi, critico d’arte, ringraziato a nome dell’intera comunità torremaggiorese dal sindaco Emilio Di Pumpo. L’amministrazione comunale ha annunciato che è al vaglio l’intitolazione di una strada cittadina a Ottorino Barassi, per rendere omaggio a un concittadino che, con un atto silenzioso ma decisivo, ha scritto una pagina poco conosciuta e straordinaria del Novecento sportivo.













