Un maxi noleggio da quasi un milione e mezzo di euro in quattro anni, in un contesto segnato da proteste, ricorsi e polemiche sui tributi di bonifica. È quanto emerge da un’inchiesta pubblicata da la Repubblica, che mette sotto la lente le spese del Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia.
A destare curiosità e indignazione è stata una distesa di auto gialle parcheggiate in un’area di pertinenza del municipio di Nardò: 98 Fiat Panda ibride, tutte noleggiate, diventate in breve tempo il simbolo di una gestione ritenuta da molti sproporzionata rispetto alle difficoltà vissute dal mondo agricolo.
La delibera e la nascita dell’ente unico
Come ricostruisce la Repubblica, l’operazione è contenuta in una delibera firmata dal commissario straordinario Francesco Ferraro, che guida il Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia. L’ente è stato istituito nel 2023 dalla Regione Puglia, accorpando le funzioni dei consorzi Arneo, Ugento Li Foggi, Stornara e Tara e Terre d’Apulia, successivamente soppressi.
La delibera prevede il noleggio di 98 Fiat Panda Firefly ibride per un periodo di 48 mesi, ritenute necessarie per garantire la piena operatività dei circa 300 dipendenti impegnati nella gestione di impianti idrovori, irrigui, acquedotti rurali e opere idrauliche.
I costi dell’operazione
I numeri riportati da la Repubblica parlano di un costo mensile di 248 euro più Iva per ogni vettura senza pneumatici invernali e di 263 euro più Iva con pneumatici invernali, con una percorrenza massima prevista di 100mila chilometri per ciascun veicolo.
Nel complesso, il costo mensile della flotta si aggira intorno ai 25mila euro, pari a circa 294mila euro l’anno. Il costo totale dell’operazione, per il quadriennio 2025-2029, arriva a circa 1 milione e 450mila euro, comprensivi anche degli adesivi istituzionali applicati sulle carrozzerie delle auto.
Secondo quanto riportato nella delibera, “una dotazione inadeguata potrebbe compromettere l’efficacia delle attività, ostacolando il raggiungimento degli obiettivi prefissati”.
Il nodo del tributo 630
La vicenda si inserisce in un clima già teso attorno al cosiddetto “tributo 630”, il contributo annuale richiesto dai consorzi di bonifica ai proprietari di immobili e terreni situati in aree soggette a bonifica.
Come ricorda la Repubblica, agricoltori e proprietari contestano da anni il pagamento del tributo, sostenendo che i servizi promessi non vengano erogati in modo adeguato. I comitati hanno recentemente inviato una diffida all’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia, chiedendo la sospensione del contributo e l’annullamento delle procedure di riscossione, comprese quelle più invasive come i fermi amministrativi su mezzi agricoli e trattori.
In alcuni casi, queste misure avrebbero impedito alle aziende di continuare a lavorare. Emblematico anche il caso dell’artista Al Bano, che ha ottenuto dal consorzio la restituzione di 395 euro versati nel 2016.
Le proteste e il confronto politico
Sempre secondo la Repubblica, a Nardò, durante l’ultima Festa dell’Unità svoltasi a settembre, un comitato di cittadini ha incontrato Antonio Decaro, indicato come futuro presidente della Regione, rilanciando la richiesta di rivedere un tributo definito “ingiusto”. Un confronto lungo, conclusosi con l’impegno a riaprire il dossier dopo le elezioni.
Nel frattempo, però, le spese del Consorzio continuano a correre. E il “carrello della spesa” dell’ente si è riempito di quasi cento Panda ibride, alimentando le critiche di contribuenti e agricoltori che da anni chiedono trasparenza, servizi efficienti e una revisione complessiva del sistema dei consorzi di bonifica.












