La recente pubblicazione dell’elenco dei Comuni montani, dal quale risultano esclusi numerosi paesi dei Monti Dauni, desta forte preoccupazione e profonda delusione. I nuovi criteri penalizzano soprattutto l’Appennino dauno che da 29 comuni scende a 12. Si salvano solo Accadia, Alberona, Anzano, Castelluccio Valmaggiore, Celle di San Vito, Faeto, Monteleone, Motta, Panni, Roseto, Sant’Agata e Volturara. Finisce fuori dall’elenco il comune di Biccari nonostante ha nel suo territorio il monte Cornacchia che con i suoi 1121 metri di altezza è la vetta più alta della Puglia. Evidentemente non basta avere la montagna, conta la media altimetrica tra montagna e pianura e il criterio della pendenza.
La rabbia della coordinatrice regionale UNCEM e sindaca di Volturino, Giovanna Santacroce. “I Monti Dauni rappresentano una delle aree interne più esposte ai fenomeni di spopolamento, invecchiamento della popolazione, riduzione dei servizi essenziali e marginalizzazione infrastrutturale. Escludere questi Comuni dal riconoscimento di ‘Comune montano’ significa privarli di strumenti fondamentali di riequilibrio territoriale e di opportunità indispensabili per contrastare un declino ormai strutturale. Da anni la politica nazionale e regionale richiama con forza il tema dello spopolamento delle aree interne, annunciando strategie, programmi e interventi mirati. Tuttavia, decisioni come questa rischiano di contraddire nei fatti gli obiettivi dichiarati, trasformando il problema in una narrazione priva di risposte concrete. La politica può e deve ancora fare qualcosa. Proprio oggi ho indirizzato nota al Presidente della Regione Puglia affinché proceda a una verifica regionale dei criteri adottati, valutandone la coerenza con la programmazione pugliese sulle aree interne e avvii un confronto istituzionale Regione–Comuni–UNCEM Puglia finalizzato a una rivalutazione dell’elenco”.
E ancora: “È necessario rivedere con urgenza i criteri adottati per la definizione dei Comuni montani, introducendo parametri che tengano conto non solo dell’altitudine, ma anche delle condizioni socio-economiche, della distanza dai servizi, della fragilità demografica e della continuità territoriale; avviare un confronto serio e costruttivo con gli enti locali, con UNCEM e con le rappresentanze istituzionali delle aree interne; garantire che nessun territorio già in difficoltà venga ulteriormente penalizzato da scelte burocratiche che ignorano la realtà quotidiana delle comunità locali”.
Sulla questione è intervenuto anche il presidente nazionale di UNCEM, Marco Bussone. “Sulla classificazione dei Comuni montani occorre evitare ogni scontro, frammentazione, divisione. Non possiamo permetterci rotture, difficoltà di dialogo, muri. Per questo Uncem dice da vent’anni che le classificazioni dei Comuni montani, con parametri uguali in tutto il Paese, non servono. Allora, come oggi. Evitiamo di dividere i territori, e i Sindaci. Concentriamoci sulle sfide e sulle opportunità vere”.












