Il primo anno di attività del Centro Trapianti di Rene del Policlinico di Foggia si chiude con un risultato definito da tutti “straordinario”: 23 trapianti realizzati in dodici mesi, un traguardo che colloca la struttura tra le realtà più dinamiche della sanità pubblica del Mezzogiorno. Un successo frutto del lavoro del dottor Gaetano Palella, coordinatore del Centro, della sinergia con l’Urologia diretta dal professor Giuseppe Carrieri, della Nefrologia guidata dal professor Giovanni Stallone, del contributo scientifico della professoressa Barbara Infante e della direzione strategica del Commissario Straordinario Giuseppe Pasqualone. Nel corso dell’incontro celebrativo, tutti i presenti hanno sottolineato il valore umano e clinico di un risultato che, al di là dei numeri, testimonia una rinascita della trapiantologia renale in Capitanata. Una giornata in cui pazienti, équipe mediche e famiglie dei donatori si sono ritrovati per condividere un traguardo che è, soprattutto, un inizio.
“Abbiamo pensato di celebrare il nostro primo anno con i veri protagonisti: i pazienti”
Ad aprire l’incontro è stato il dottor Gaetano Palella, che ha ricordato lo spirito della giornata: “Dicembre è momento di bilanci e questo è il bilancio del nostro primo anno. Abbiamo pensato di celebrare questo nostro primo anno di attività e quale occasione migliore era quella di festeggiarlo insieme ai reali protagonisti, i trapiantati nel nostro centro”. Parole accolte con commozione dai pazienti presenti in sala, a cui Palella ha riconosciuto un ruolo centrale nel percorso clinico e umano del Centro Trapianti.
Pasqualone: “Una sfida diventata realtà. Oggi possiamo certificare un risultato che non ci aspettavamo”
Il commissario straordinario Giuseppe Pasqualone ha ripercorso la nascita del progetto: “Ovviamente questo è un centro che è partito come una sfida. Adesso però, visti i numeri, si può pensare che sia diventata davvero una realtà, una realtà consolidata”. Nel suo intervento ha voluto tributare un riconoscimento ai professionisti che hanno reso possibile il risultato: “Permettetemi almeno inizialmente di ringraziare tutte le persone che hanno sposato quest’idea, quindi in primis due maestri, due colonne, il professor Carrieri e il professor Stallone, che hanno realizzato quest’idea tanti anni fa”. Pasqualone ha affrontato anche la genesi tormentata del centro, ricordando la pausa forzata durante la pandemia: “Un’idea che poi si è interrotta a causa del COVID ed è ripartita l’anno scorso. Non è stato semplice: ci sono aspetti strutturali, tecnologici, organizzativi da rimettere in moto, e una partnership importante con il Policlinico di Bari”. Il commissario ha poi sottolineato il valore della donazione: “Primo ringraziamento, consentitemi, ai donatori. Non è facile far comprendere a una famiglia, dopo un decesso, che dare una prospettiva di vita o allungare la prospettiva di vita a un’altra persona è una cosa straordinaria”. Con orgoglio, ha annunciato: “Oggi possiamo certificare e anche festeggiare un risultato che non ci aspettavamo: 23 trapianti in un anno, con una prospettiva di crescita importante. Il dottor Palella ha fatto la differenza con tutta la sua équipe”. Uno sguardo deciso anche al futuro: “Il nostro obiettivo è portare il Policlinico di Foggia, insieme anche a Bari, tra i primi ospedali a livello italiano”.
Carrieri: “Un risultato che fa storia. Nel 1992 a Bari facemmo quattro trapianti, oggi Foggia ne fa 23 al primo anno”
Il professor Giuseppe Carrieri, direttore dell’Urologia e Preside della Facoltà di Medicina, ha raccontato la propria esperienza personale nella trapiantologia: “Io tornai dagli Stati Uniti nel 1992. Lavoravo nel più grosso centro trapianti del mondo, facevamo ogni anno 350 trapianti di rene. Tornai a Bari e il primo anno facemmo solo quattro trapianti”. Un ricordo utilizzato per sottolineare la portata del risultato foggiano: “Davvero ora vedere questi risultati, che fanno secondo me notizia, di 23 trapianti in un anno, primo anno di attività, è davvero straordinario”. Carrieri ha poi espresso stima e affetto verso l’équipe: “Io vedo con affetto a Gaetano, a Barbara… sono il padre che ha passato il testimone della propria piccola azienda di famiglia a due grandi imprenditori”. E ha ricordato un elemento essenziale: “Tutto quello che vi stiamo raccontando non sarebbe stato possibile senza il supporto della nostra direzione strategica e del commissario Pasqualone. Noi medici possiamo avere le più belle idee del mondo, ma senza management non andiamo da nessuna parte”. Un messaggio finale che sintetizza la filosofia del centro: “Questa è la sinergia tra pazienti e medici. Noi senza di voi non siamo niente. Speriamo che l’anno prossimo i nostri 23 possano essere 50”.
Gesualdo: “È un sogno che si realizza. La donazione è un atto d’amore che salva vite”
Il professor Gesualdo, Coordinatore Regionale Trapianti, ha definito questo traguardo “un sogno che si realizza”: “Io e Beppe ci eravamo messi come obiettivo l’apertura del centro trapianti. Ci sono voluti tanti anni, ma il sogno è realtà”. Ha ribadito il ruolo decisivo della direzione strategica: “Il direttore Pasqualone ha fatto la storia perché con lui abbiamo aperto il centro trapianti”. Poi i numeri: “L’anno scorso un solo trapianto, quest’anno ne abbiamo fatti 22, siamo a 23. Un inizio stratosferico”. Gesualdo ha poi richiamato tutti alla responsabilità sulla donazione degli organi: “Donare significa vita. Una vita che si spegne ma che permette ad altre sette di sopravvivere. È un atto d’amore incredibile. Dobbiamo parlarne nelle famiglie, nelle piazze. Sono questi i valori veri di etica e morale”. Il primo anno del Centro Trapianti di Rene dimostra come visione, competenze, integrazione tra Università e Policlinico e cultura della donazione possano costruire un modello di eccellenza. Ogni trapianto racconta una storia di rinascita, un ponte tra dolore e speranza, un dono silenzioso capace di trasformare la fine in un nuovo inizio.








