Lo scontro tra i medici e la direzione dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo arriva a un livello mai raggiunto prima. L’Associazione Nazionale Medici Istituti Religiosi Spedalieri proclama lo stato di agitazione a tempo indeterminato e accusa l’ospedale di una decisione definita “scellerata”: la disdetta del contratto ARIS-ANMIRS dei dirigenti medici, che verrebbe sostituito dal marzo 2026 con un nuovo testo giudicato inadeguato e potenzialmente dannoso. Una mossa che ha portato il segretario nazionale Donato Menichella a chiedere alla Prefettura di Foggia l’avvio immediato della procedura di conciliazione, primo passaggio obbligato prima dello sciopero.
Contratto disdetto e accuse di decisioni ingiustificate
Nella nota inviata al Prefetto, i medici parlano di una scelta “immotivata e ingiustificata”, maturata dopo anni di sacrifici pesanti sostenuti dal personale. ANMIRS ricorda i tagli al fondo di incentivazione, gli arretrati ridotti del 40 per cento e pagati a rate, le ore aggiuntive non retribuite e un totale di quasi settantamila ore extra prestate nel 2024 per sostenere la tenuta finanziaria dell’ente. La disdetta del contratto, notificata a fine novembre, viene descritta come “un fulmine a ciel sereno”, ignorando risultati e responsabilità assunte dai medici nel periodo più complesso della struttura.
Il nuovo contratto contestato dai medici
Al centro della protesta c’è l’intenzione della direzione di applicare un contratto utilizzato nelle case di cura private, considerato dai dirigenti medici “inapplicabile” a un IRCCS complesso come Casa Sollievo. Il sindacato segnala inoltre il rischio di una violazione dei diritti acquisiti, oltre al venir meno dell’equiparazione prevista dalla legge tra il personale degli istituti religiosi e quello degli ospedali pubblici.
Verso lo sciopero: mobilitazione pronta a estendersi
Se la conciliazione non dovesse produrre risultati, ANMIRS annuncia una mobilitazione ampia: da uno sciopero di due o più giorni a iniziative giudiziarie per recuperare le somme dovute e impugnare la disdetta contrattuale. Il sindacato chiede anche l’intervento della Regione Puglia affinché richiami la direzione dell’ospedale al rispetto delle norme.
Una tensione mai così elevata
Il clima all’interno della struttura è definito “tesissimo”. I medici parlano di una mobilitazione senza precedenti, pronti a rivolgersi a tutte le istituzioni, fino al Vaticano, per difendere diritti che ritengono compromessi. Una fase che potrebbe incidere profondamente sul futuro gestionale e sulla stabilità dell’ospedale simbolo della sanità pugliese.












