Il divieto dei falò dell’Immacolata accende lo scontro politico a Foggia. Le parole dell’assessora Aprile, che ha parlato di città “avvelenata” dai roghi, hanno spinto il consigliere comunale Nunzio Angiola, segretario provinciale di Cambia, a diffondere una dura nota pubblica in cui contesta metodo e merito della decisione dell’amministrazione. Per Angiola, l’ordinanza che stoppa una delle usanze più radicate della città rappresenta “la scelta di chi non sa governare”.
La tradizione dei falò e le accuse all’amministrazione
Angiola definisce “basite” le dichiarazioni dell’assessora, giudicandole eccessive e non aderenti alla realtà dei quartieri foggiani. Sostiene che i falò non siano “un atto criminale”, ma una tradizione secolare che appartiene alla memoria collettiva della città. Il consigliere distingue nettamente l’usanza dagli abusi: ciò che crea problemi, afferma, non è il rito in sé, ma l’assenza di controlli, la mancanza di regole chiare e l’incapacità di governare il fenomeno.
L’alternativa mancata: aree autorizzate e vigilanza
Angiola sottolinea che l’amministrazione avrebbe potuto organizzare aree dedicate, autorizzazioni controllate, materiali sicuri e la partecipazione delle associazioni di quartiere. Un percorso che, secondo il consigliere, avrebbe trasformato un potenziale rischio in un “evento civile e partecipato”. La scelta del divieto totale diventa così, nelle sue parole, la “scorciatoia di chi non ha visione”.
“Così si spegne la tradizione, non i problemi”
Il giudizio politico è netto: l’ordinanza, per Angiola, non affronta il tema della sicurezza urbana ma taglia fuori un pezzo identitario della città. Parla di una tradizione “spenta” insieme al “senso di comunità” e denuncia una gestione basata su ordinanze e frasi a effetto. “Foggia si governa stando in mezzo alla gente, conoscendo le sue tradizioni e avendo il coraggio di gestirle”, afferma. E conclude: “Una città più povera, non più sicura”.










