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Home - Ranucci a Foggia: “In Capitanata c’è una mafia animale, sta mettendo a dura prova la resilienza dei cittadini”

Ranucci a Foggia: “In Capitanata c’è una mafia animale, sta mettendo a dura prova la resilienza dei cittadini”

Il giornalista in città per "Diario di un trapezista", lo show di teatro civile che si inserisce nelle tante iniziative dell’Ateneo a favore della cultura della legalità

Di Antonella Soccio
6 Dicembre 2025
in Foggia, Immediato TV, Scuola e università
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L’Università di Foggia e la Banca di Credito Cooperativo di Canosa Loconia hanno unito le forze intellettuali ed organizzative per portare a Foggia in anteprima in Puglia lo spettacolo teatrale “Diario di un trapezista” per condividere con il pubblico le sfide, le responsabilità e il dietro le quinte del giornalismo d’inchiesta.

Lo show di teatro civile si inserisce nelle tante iniziative dell’Ateneo a favore della cultura della legalità, contro le mafie e la criminalità.
Ospite dell’Unifg nell’Aula Magna del dipartimento di Economia, il giornalista di Report, reduce da un attentato, ha avuto parole importanti sul tema della Quarta Mafia in Capitanata.
“Quello che ho visto fa paura – ha detto Ranucci -, c’è una situazione preoccupante, qui c’è una mafia animale, che sta mettendo a dura prova la resilienza dei cittadini, che meriterebbero di vivere in un contesto di sicurezza. A me ha spaventato la continuità, la ferocia e la spregiudicatezza di alcuni episodi, io credo che lo Stato debba stare vicino ai cittadini di questa provincia. A cominciare da Report bisogna che la comunicazione nazionale sia vicina ai cittadini perché deve dare l’opportunità di un cambiamento”.

Ranucci non indietreggia di fronte alle tantissime querele e alle bombe. “Non saprei fare nulla di diverso, mi piaceva rompere le scatole da piccolo, ho continuato a farlo da grande. La teoria del trapezista mi è stata insegnata dal mio primo direttore Roberto Morrione, che è stato anche il mio maestro. Quando diventi o pensi di essere diventato obiettivo passa al trapezio successivo che è più difficile colpirti. È una lezione di vita. Le bombe non uccidono, non fermano la passione, la moltiplicazione. Se qualcuno voleva intimidirci, ha ottenuto l’effetto contrario”.

È difficile fare inchiesta in un contesto di informazione omologata, politicizzata, dove l’unica alternativa sono canali all news che hanno il compito di distogliere dall’approfondimento. “Le procure fanno il loro, i magistrati fanno applicare la legge, andrebbe cambiata la legge, io ho sentito molti politici lamentarsi dei magistrati, io ho accumulato 240 querele e atti di citazione, non mi sentirete mai lamentarmi della magistratura, che credo debba fare il suo lavoro indipendente. A me il fatto di sentire che ci siano al 41 bis dei boss che chiedono di votare sì alla riforma della magistratura fa venire i brividi, perché fa capire a chi veramente può portare dei vantaggi questa riforma. Sono convinto che la magistratura debba essere indipendente, debba spogliarsi della parte degenerativa delle correnti, che devono servire per premiare il merito e non a mortificarlo”.

L’Italia non ha indici positivi sulla libertà di stampa. Ranucci è netto. “Ci sono Paesi che in tema di libertà di stampa ci insegnano anche che quando c’è un giornalista scomodo lo uccidono, non bisogna andare tanto lontano. Questo è un continente in cui sono morti negli ultimi anni 5 giornalisti, come Daphne Caruana Galizia, due nell’Est, una in Grecia. Sono stati uccisi dalla criminalità organizzata e ancora non sono stati trovati i mandanti. Noi come Paese non abbiamo nulla da invidiare, perché dal Dopoguerra ad oggi abbiamo avuto 30 giornalisti che sono stati uccisi perché hanno raccontato le mafie, la criminalità, il terrorismo rosso e nero”.

Infine le fonti giornalistiche, vero assillo del potere. “Le fonti fanno paura, noi abbiamo una legge che ci impone la legge, ma non la sappiamo difendere, ci siamo imbattuti in casi di persone che hanno denunciato e che sono state licenziate. Fa paura la libertà. Guardate quello che è successo con il garante della privacy, stanno impazzendo per colpire la fonte di Report. C’è stato il segretario generale che è pugliese, Fanizza, che ha cercato e ha chiesto di tirar giù tutte le mail della redazione per risalire alla fonte”.

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Tags: Foggiagiornalismomafiaranuccireport
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