Una tuta arancione, agenti in tenuta antisommossa ai lati, flash e microfoni puntati addosso. L’immagine sembra quella di un trasferimento in carcere, ma non è reale: è generata dall’intelligenza artificiale. Così Tommy Parisi, 42 anni, cantante barese e figlio di Savino “Savinuccio” Parisi, storico capoclan di Japigia, ha annunciato sui social l’uscita del suo nuovo singolo, “Malasuerte”. A presentare la foto è stato il suo staff: “Un sogno spezzato che cammina nell’ombra”, si legge nella didascalia.
Un brano che parla di ferite invisibili
“Malasuerte è il momento in cui scopri che certe cose non ti uccidono, ti spengono”, scrive Parisi sui suoi profili. Il brano è stato inciso in passato e ora torna con nuova veste e significato, accompagnato da un testo introspettivo: “Ci sono ferite che non fanno rumore, che non scrivono sangue ma scavano… mani pulite che nascondono colpe… sorrisi che sembrano promesse e invece sono trappole…”. Un racconto che descrive il lato più buio delle cadute e del tradimento, con un’eco di rinascita personale.
L’assoluzione nel processo “Do ut des”
Come ricorda Repubblica Bari, nelle scorse settimane Parisi è stato assolto dall’accusa di aver fatto parte dell’associazione mafiosa che, tra il 2010 e il 2015, fu al centro dell’operazione “Do ut des”. La Corte d’appello ha accolto il ricorso dei suoi avvocati e annullato la condanna a otto anni inflitta in primo grado, un processo nato dalle denunce di imprenditori che denunciarono pressioni e richieste estorsive.
Ma resta la condanna nel processo “Codice interno”
Parallelamente, Parisi è stato però condannato con rito abbreviato a nove anni nell’inchiesta “Codice interno”. In quella vicenda, secondo i pm della Dda e secondo il giudice Giuseppe De Salvatore, il cantante era “affiliato di fatto” al clan guidato dal padre e da Eugenio Palermiti, pur non essendo stato formalmente battezzato nel sodalizio né avendo un ruolo definito. Per l’accusa, però, partecipava ai progetti dell’organizzazione ed era pienamente inserito nelle dinamiche del gruppo criminale. Si attendono ora le motivazioni della sentenza, passaggio necessario per valutare un eventuale appello.










