La tensione a Casa Sollievo della Sofferenza è ormai palpabile. Dopo l’incontro sindacale avvenuto nelle ultime ore all’interno dell’IRCCS di San Giovanni Rotondo, il conflitto tra medici e direzione si è ulteriormente aggravato, aprendo uno scenario che potrebbe sfociare in scioperi, azioni giudiziarie e un acceso confronto istituzionale. Accanto alla posizione dura dei sindacati, già resa nota attraverso un resoconto interno, si affiancano le dichiarazioni del direttore generale Gino Gumirato, che nei giorni scorsi ha illustrato la prospettiva dell’ospedale rispetto alla crisi contrattuale.
Nei reparti, secondo quanto riferito da una fonte interna a l’Immediato, la proposta di applicare dal 1 marzo un nuovo contratto considerato peggiorativo ha generato una reazione durissima. Il contratto, ritenuto più adatto a piccole strutture o RSA che a un IRCCS complesso come Casa Sollievo, è stato descritto dai medici come “una dichiarazione di guerra”. La presenza del segretario nazionale ANMIRS (Associazione Nazionale Medici Istituti Religiosi Spedalieri), Donato Menichella, e di un avvocato sindacale testimonia il peso della vertenza. I camici bianchi contestano una scelta giudicata incompatibile con l’organizzazione dell’ospedale e temono ricadute sulla qualità del servizio e sulle loro condizioni professionali.
Il fronte sindacale ha anche analizzato le possibili motivazioni della direzione, ipotizzando scenari che vanno dalla difficoltà economica alla pressione del rinnovo del mandato, passando per il sospetto – considerato meno probabile ma circolato nei corridoi – di una possibile preparazione alla vendita della struttura. L’interpretazione ritenuta più vicina alla realtà è quella di una provocazione strategica: una mossa che, sganciata a budget annuale già raggiunto, spingerebbe i medici a protestare direttamente in Regione senza ripercussioni immediate sui conti di dicembre. Per la fonte, gli effetti veri si manifesterebbero a gennaio, quando l’esercizio ripartirà.
Dal canto suo, il direttore generale Gumirato ha già spiegato pubblicamente la posizione della struttura, ridimensionando alcune delle preoccupazioni. Ha dichiarato che non vi sarà alcuna decurtazione degli stipendi e ha rimarcato che la mancata applicazione immediata degli aumenti del CCNL non dipende da una volontà dell’ospedale, ma da un sistema economico che colloca Casa Sollievo in una situazione strutturalmente diversa rispetto agli ospedali pubblici. Pur essendo un IRCCS che opera per il Servizio Sanitario Regionale, l’ospedale non riceve fondi aggiuntivi per i rinnovi contrattuali, ma deve fare i conti con tariffe che, nel migliore dei casi, vengono aggiornate ogni quindici anni. Una condizione che – sottolinea – genera una sofferenza finanziaria continua e rende impossibile sostenere immediatamente gli aumenti previsti dal nuovo contratto nazionale.
Mentre la direzione rivendica la disponibilità al dialogo nel rispetto della legge, i sindacati hanno tracciato una strategia che si annuncia molto aggressiva. Lo stato di agitazione è già partito. Se non si aprirà un tavolo di raffreddamento, si passerà allo sciopero, che potrebbe durare un paio di giorni e sarebbe organizzato congiuntamente alle altre sigle del comparto. Accanto alla mobilitazione formale, si prepara una campagna comunicativa che, secondo la fonte, punta a coinvolgere stampa nazionale, istituzioni, fedeli e perfino il Vaticano, con l’intenzione di segnalare la vertenza anche al Papa. Sul piano legale, si procederà con decreti ingiuntivi per le ore aggiuntive non retribuite maturate da numerosi medici negli ultimi mesi.
La vertenza potrebbe dunque trasformarsi in una crisi senza precedenti per uno degli ospedali simbolo della sanità pugliese, sospesa oggi tra rivendicazioni sindacali, difficoltà economiche strutturali e timori di un braccio di ferro lungo e lacerante. La direzione ribadisce la volontà di mantenere aperto il confronto. I medici, però, sembrano determinati ad andare fino in fondo.













