C’è un luogo, nel cuore del Gargano, dove l’accoglienza non è emergenza, né gestione approssimativa. È Carpino, 3.796 abitanti, un paese che lotta contro lo spopolamento ma che ha saputo trasformare la presenza dei lavoratori immigrati in una risorsa sociale, economica e demografica. Mentre nel resto del Foggiano resistono le vergogne dei ghetti e delle baraccopoli, qui si costruisce un modello replicabile, raccontato nei giorni scorsi anche da “Avvenire”.
I numeri descrivono una realtà sorprendente: 350 immigrati residenti, diverse centinaia di stagionali e presto altri 200 posti letto in appartamenti veri, tutti interni al paese, grazie ai circa 5 milioni di euro del PNRR che Carpino è riuscita a mettere a frutto. Una rarità, considerando che altri comuni della Capitanata hanno perso i finanziamenti per ritardi amministrativi o scelte politiche miopi.
Un risultato che il sindaco Rocco Di Brina, medico chirurgo oltre che amministratore, definisce “una straordinaria opportunità di ripopolamento”. È dal 2019 che Carpino ha intrapreso una strada diversa. All’epoca molti braccianti vivevano in abitazioni abbandonate, spesso in condizioni critiche. Da qui la decisione di avviare un progetto di “albergo diffuso” in immobili privati ceduti al Comune. Le prime due palazzine sono state ristrutturate con fondi regionali, per 30 ospiti. Oggi il PNRR consente un salto di scala: 24 strutture, 200 posti in co-housing, tutte rimesse a nuovo entro luglio 2026.
“Non costruiremo ghetti prefabbricati – ribadisce Di Brina – ma useremo case vere, dentro il paese. È integrazione, ma anche recupero urbano”. Ogni struttura avrà spazi comuni dedicati a socialità, assistenza, formazione, mediazione culturale. Una grande mensa nascerà al piano terra di una palazzina a quattro piani, mentre una cooperativa si occuperà della gestione, creando ulteriore lavoro locale.
In cambio, agli ospiti è richiesta una semplice cauzione per eventuali danni. “Li facciamo vivere come tutti – sottolinea il sindaco – perché qui l’accoglienza funziona se è dignitosa, regolare e costruita sul lavoro”. Nei campi di Carpino, infatti, gli immigrati rappresentano la forza indispensabile per la raccolta delle olive e la produzione dell’olio, pilastri dell’economia locale.
E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Scuole che restano aperte grazie ai figli delle famiglie immigrate, negozi che riaprono grazie a nuova clientela, un clima sociale sereno, senza tensioni. Gli stagionali tornano quasi ogni anno, i residenti trovano stabilità e integrazione, il paese respira.
Una scelta lungimirante premiata anche dai cittadini, che nel 2022 hanno riconfermato Di Brina alla guida del Comune. “La nostra comunità ha capito – afferma – che questo tipo di accoglienza ci mette al riparo da fenomeni deviati e aiuta Carpino a vivere, non a morire”.
Nel Foggiano delle contraddizioni, Carpino dimostra che accogliere bene significa crescere. E che un piccolo paese, quando combina visione politica, efficienza amministrativa e rispetto della dignità umana, può diventare esempio nazionale.












