Era una pistola a salve, quindi inoffensiva, quella trovata e sequestrata il primo luglio scorso all’uscio di casa di Raffaele Tolonese, 66 anni, detto “Rafanill’”, considerato uno dei capi storici della Società foggiana. Lo hanno accertato gli esperti del Ris di Roma, chiarendo che la “Kimar 92” calibro 8 millimetri rientra “nella categoria delle armi a salve, di libera vendita”.
Il risultato per il capo-clan è la scarcerazione dopo oltre quattro mesi in cella. Il gip Carlo Protano ha accolto la richiesta del pubblico ministero che – dopo la consulenza tecnica dei carabinieri – ha chiesto la liberazione del boss.
Dal carcere al ritorno a Orta Nova
Tolonese ha lasciato il carcere di Catanzaro ed è tornato nella sua abitazione di Orta Nova, dove si era stabilito nel marzo 2023 dopo aver scontato dieci anni di reclusione per il processo “Corona”, che nel 2013 portò a 23 arresti e 38 imputati (quasi tutti condannati) per mafia, estorsioni, traffico di cocaina, armi e riciclaggio.
La sua carriera criminale attraversa quarant’anni di storia della “Società”: da giovane “picciotto” negli anni Ottanta e Novanta fino a diventare capo del clan Trisciuoglio-Tolonese, una delle tre batterie storiche della criminalità foggiana insieme a Moretti-Pellegrino-Lanza e Sinesi-Francavilla.
Il sequestro e le accuse
Il primo luglio la Guardia di finanza aveva eseguito una perquisizione domiciliare nella casa di Tolonese a Orta Nova, trovando una pistola-scacciacani in una scatola di scarpe davanti alla porta d’ingresso. L’arma, priva del tappo rosso e con un foro nella canna, era stata ritenuta potenzialmente offensiva e artigianalmente modificata.
Per questo il boss fu arrestato in flagranza per detenzione di arma clandestina, ricettazione e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Interrogato, negò ogni addebito, sostenendo che l’oggetto non fosse suo né funzionante.
Le perizie e la scarcerazione
Il pm dispose una doppia consulenza: verificare se l’arma fosse realmente modificata e se vi fossero tracce biologiche riconducibili al Dna dell’imputato. Gli esami dei Ris hanno dato esito inequivocabile: la pistola è una arma a salve di libera vendita e non può essere considerata offensiva.
Sulla base di questi accertamenti, la procura ha ritenuto “insussistenti gli indizi di colpevolezza” e ha chiesto la scarcerazione, subito accolta dal gip. Dopo quattro mesi dietro le sbarre, Raffaele Tolonese è di nuovo libero.









