Si è costituito Stefano Mucciarone, 54 anni, di Foggia, il settimo uomo coinvolto nell’inchiesta che due giorni fa ha portato all’arresto di sei persone ritenute appartenenti a una banda specializzata negli assalti ai bancomat. L’uomo, appreso del provvedimento di cattura emesso dal gip di Cremona, si è presentato spontaneamente in carcere accompagnato dal suo difensore ed è ora detenuto nel penitenziario del capoluogo dauno.
Mucciarone è nome noto alle cronache, indicato qualche anno fa in un rapporto della Dda come uomo vicino al clan foggiano Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese. Nel documento si parlò anche dei suoi contatti politici e dei rapporti con l’ex latitante cerignolano, Tommaso Morra, boss degli assalti ai caveau, catturato l’estate scorsa.
Il colpo fallito a Cella Dati
L’inchiesta, coordinata dal pm Chiara Treballi e culminata nel blitz ordinato dal gip Pierpaolo Beluzzi, ruota intorno al tentato furto esplosivo avvenuto nella notte del 1° febbraio 2025 a Cella Dati, in provincia di Cremona. Secondo gli investigatori, i membri della banda avrebbero utilizzato la tecnica della “marmotta”, introducendo un ordigno nel vano del bancomat della Cassa Padana – Banca di Credito Cooperativo per farlo esplodere e impossessarsi dei 27 mila euro custoditi. Il colpo però fallì: l’esplosione danneggiò la struttura ma non liberò il denaro, costringendo i malviventi alla fuga.
Gli arrestati e le accuse
Oltre a Mucciarone, gli indagati sono tutti pugliesi, in gran parte foggiani: Rocco Renato Cobuzzi (47 anni), Giovanni Longo (59 anni), Salvatore Olivieri (47 anni), Savino Cannone (51 anni, di Cerignola), Vincenzo Maria Sarcone (40 anni, foggiano residente a Cremona) e Mario Sciarappa (62 anni, originario di Orsara di Puglia e residente nel Cremonese). Tutti sono accusati di associazione per delinquere finalizzata ai furti e agli assalti esplosivi ai bancomat.
A Sarcone e Cobuzzi viene contestato in particolare il tentato furto col botto, insieme ai reati di porto e detenzione illegale di esplosivo, danneggiamento e ricettazione di un’Alfa Romeo Stelvio utilizzata per il colpo di Cella Dati.
Il ruolo degli indagati e i colpi collegati
Secondo la tesi della procura, Sciarappa, Longo e Cobuzzi sarebbero i promotori e organizzatori del sodalizio criminale, responsabili della pianificazione delle operazioni e della direzione dei colpi. Sarcone, Olivieri, Cannone e Mucciarone avrebbero invece avuto ruoli esecutivi di supporto logistico e operativo, costituendo la “squadra” incaricata di portare a termine gli assalti.
Le indagini ipotizzano inoltre un coinvolgimento della banda in altri due episodi: un secondo tentato furto, fallito, ai danni di un bancomat all’interno di una casa di cura in provincia di Verona nel marzo 2025, e un colpo riuscito a San Marino nel maggio successivo, con il furto di una cassaforte contenente 45 mila euro.
Il presunto sodalizio criminale avrebbe agito con una struttura stabile e ruoli definiti, affittando abitazioni e garage per nascondere esplosivi, veicoli rubati e strumenti da scasso. Per gli inquirenti, Sarcone avrebbe fatto anche da palo e prestanome, gestendo i contratti di affitto dei locali usati per la preparazione dei colpi.









