Nuovo colpo di scena nel processo ad Angelo Bonsanto e Gianluigi Troiano, accusati dell’omicidio di Omar Trotta, ucciso nella sua bruschetteria di Vieste il 27 luglio 2017. Bonsanto, 36enne sanseverese è accusato di essere uno dei due killer (l’altro ancora ignoto), Troiano, 34enne viestano, reo confesso e oggi collaboratore di giustizia, avrebbe fatto da basista.
Nella scorsa udienza la difesa di Bonsanto aveva prodotto un certificato medico dimostrando che il giorno dell’agguato l’imputato si recò dal medico per una visita cardiologica. Oggi, in Corte d’Assise a Foggia, il medico ha però disconosciuto quel documento. Carta e timbro sarebbero corretti, “ma la sigla non è mia”, ha spiegato il teste. “Inoltre – ha aggiunto – non ero direttore dell’unità cardiologica di San Severo nel 2017, incarico che ricopro dal 2019”. Il pubblico ministero Ettore Cardinali della Dda di Bari ha prodotto ulteriore documentazione dalla quale non risulterebbe alcuna visita a Bonsanto nel giorno del delitto.
L’altra questione riguarda l’arma: i periti della difesa hanno spiegato che il killer avrebbe utilizzato una pistola calibro 9×21, contraddicendo le dichiarazioni dei pentiti Marco Raduano alias “Pallone”, ex boss di Vieste e Antonio Quitadamo, mattinatese detto “Baffino” che avevano parlato di una calibro 38. I due collaboratori di giustizia sono già stati condannati per questa vicenda nell’ambito del processo “Omnia Nostra”, Raduano a 20 anni e Quitadamo a 12 anni e 4 mesi. Fu lo stesso Quitadamo, alias “Baffino” di Mattinata, a consegnare l’arma a Bonsanto. Dietro l’omicidio del ristoratore la guerra di mafia dell’epoca tra il clan Raduano e il clan Iannoli-Perna. Trotta sarebbe stato ucciso su ordine di Raduano per vendicare l’omicidio di Gianpiero Vescera, cognato di “Pallone”, morto ammazzato l’anno prima.
Appuntamento in aula a fine novembre quando saranno riascoltati proprio Raduano e Quitadamo, il viestano Emanuele “Martufello” Finaldi e un carabiniere che si occupò delle indagini. Prima di Natale la discussione del pm, a metà gennaio 2026 parola alla difesa, infine la sentenza. Bonsanto ha assistito all’udienza di oggi in videoconferenza dal carcere di Augusta, Troiano collegato da una località protetta.











