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Home - Appalto illuminazione a Manfredonia, scintille Rotice-Salvemini. L’ex assessore: “Risponderò in tribunale”

Appalto illuminazione a Manfredonia, scintille Rotice-Salvemini. L’ex assessore: “Risponderò in tribunale”

L’ex sindaco replica dopo l’avviso di chiusura indagini per la vicenda “Engie”. "Abbiamo ereditato un progetto da 30 milioni di euro, non lo approvammo perché non conveniente per la città". Infine il botta e risposta con l'allora delegato ai Lavori pubblici

Di Redazione
24 Ottobre 2025
in Cronaca, Manfredonia
Rotice e Salvemini

Rotice e Salvemini

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L’ex sindaco di Manfredonia Gianni Rotice ha deciso di chiarire la propria posizione dopo l’avviso di chiusura indagini ricevuto nei giorni scorsi in merito all’appalto per la pubblica illuminazione, affidato alla società Engie. “Come sempre ho il massimo rispetto e fiducia nei confronti della magistratura”, scrive Rotice in un lungo post, “ma ritengo opportuno spiegare con la massima trasparenza ai cittadini e a chi ha lavorato al mio fianco le dinamiche della vicenda”.

“Un progetto ereditato, non approvato per mancanza di convenienza”

L’ex primo cittadino ricostruisce l’intera vicenda, ricordando come l’amministrazione da lui guidata avesse ereditato il servizio già affidato ad Engie con una determinazione del 2008 e un successivo progetto di project financing da circa 30 milioni di euro, approvato nel 2021 dalla Commissione prefettizia straordinaria composta da Vittorio Piscitelli, Francesca Anna Maria Crea e Alfonso Agostino Soloperto.

“Dopo una lunga fase di analisi e confronto, tale proposta non fu approvata all’unanimità dal Consiglio comunale”, spiega Rotice, citando la delibera del 23 gennaio 2023. “Era ritenuta oggettivamente non conveniente dal punto di vista tecnico ed economico per l’interesse pubblico dei cittadini”.

“Dubbi tecnici e clausole rischiose”

Secondo quanto riferisce Rotice, la Commissione Bilancio del Comune aveva sintetizzato in tredici punti le osservazioni critiche alla proposta di partenariato pubblico-privato, evidenziando “dubbi sull’effettiva convenienza dell’operazione” e la possibilità che alcune clausole comportassero “incrementi dei costi e rischi per il Piano pluriennale di riequilibrio”.

Tra le principali carenze segnalate: l’assenza di una relazione tecnica sullo stato degli impianti, la mancanza di un’analisi dettagliata dei costi di manutenzione, l’esclusione di intere aree cittadine come la Riviera Sud e i comparti CA.

“Proposte migliorative mai accolte”

L’amministrazione Rotice, sottolinea l’ex sindaco, aveva formulato undici proposte per migliorare il progetto: dalla rimodulazione dei costi alla georeferenziazione degli impianti, dal telecontrollo alla sostituzione delle caldaie obsolete. “Avevamo anche chiesto lo stralcio di qualsiasi coinvolgimento, nel tempo, di soggetti provenienti dai ruoli organici dell’amministrazione affidataria”, spiega. “Tutte richieste rimaste senza riscontro”.

“Abbiamo scelto la via della trasparenza aderendo a Consip”

Per evitare interruzioni del servizio, la Giunta Rotice decise poi di aderire alle convenzioni Consip, piattaforme nazionali di acquisto che garantiscono procedure trasparenti per gli enti locali. “Una decisione adottata anche da altri Comuni come Foggia, all’epoca retta dalla Commissione prefettizia”, evidenzia l’ex sindaco.

Una scelta che, secondo Rotice, è stata poi “confermata nella sua correttezza” dal successivo affidamento del servizio alla società Edison, deliberato nel 2024 dal commissario prefettizio Rachele Grandolfo.

“Revocai Salvemini per contrasti con la linea della Giunta”

Rotice interviene anche sul ruolo dell’ex assessore ai Lavori pubblici Angelo Salvemini, anch’egli tra i cinque indagati. “La revoca del suo incarico fu frutto di un conclamato contrasto al virtuoso operato della Giunta e del Consiglio, che agivano nella direzione della trasparenza e della legalità”, spiega. “Numerosi episodi e le sue poche presenze in Giunta dimostravano un distacco dal lavoro collegiale”.

“Un dovere verso i cittadini che ci hanno sostenuto”

“Ho sentito la necessità e il dovere di rendere pubbliche queste precisazioni”, conclude Rotice, “per rispetto dei tanti cittadini che hanno creduto e sostenuto il nostro progetto politico-amministrativo”.

Salvemini: “Risponderò in tribunale”

La replica di Salvemini non si è fatta attendere: “Non ho nulla da dichiarare di più di quello che ho già abbondantemente rappresentato pubblicamente nella conferenza stampa del febbraio 2023 e nel successivo esposto depositato nella mani del procuratore capo. Posso solo aggiungere che ritengo questa vicenda davvero assurda. Confido nella giustizia divina affinché illumini quella terrena nell’accertamento della verità ovvero della mia estraneità a qualsivoglia forma di illecito commesso nell’ambito della vicenda politica di scelta della modalità di gestione di un servizio pubblico quale quello della pubblica illuminazione. Ricordo, infatti, che, nella qualità di assessore del Comune di Manfredonia ho portato avanti una delibera dei commissari prefettizi in virtù del principio della continuità amministrativa e che la proposta progettuale (nelle forme dello studio di fattibilità) protocollata nell’aprile 2021 dalla Engie Spa (durante la gestione commissariale del comune) aveva scontato i pareri positivi degli uffici preposti. Credevo in quella proposta progettuale della Engie Spa e durante il mio mandato ho messo a disposizione gli atti a tutti i membri del consiglio comunale ed ho presenziato a diverse riunioni anche con la minoranza, in occasione delle quali sono state date le risposte ai rilievi fatti. Ho agito con la massima onestà e trasparenza. E di questo me ne possono dare atto tutti i membri dell’amministrazione di allora. Quanto alle dichiarazioni di Rotice risponderò in Tribunale“.

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Tags: appalto pubblica illuminazioneEdisonENGIEGianni RoticeinchiestamagistraturaManfredoniaproject financingRachele Grandolfosalvemini
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