Luci in città per Andrea. I club di servizio, le associazioni, la società civile più avvertita, si sono uniti e sono scesi in piazza in corteo a Foggia, da Piazza Vittorio Veneto fino a Piazza Mercato per dire no al degrado giovanile. No al consumo di alcol e droghe. No all’uso della violenza esibita e postata sui social.
Non è la prima volta che ci si ribella allo status quo e alle aggressioni di baby gang e a comportamenti criminali. Un comitato di genitori si attivo’ anche in seguito ad alcuni investimenti stradali di giovanissime negli anni scorsi. Ci fu solidarietà anche per Alessandro Pepe.
Il brutale episodio di violenza subìto in centro storico, proprio a Piazza Mercato, dal giovane Andrea Tigre ha scosso l’opinione pubblica foggiana, in particolare i tanti genitori del ceto medio riflessivo.
È nella notte, nei consumi del tempo libero e della movida che i vari ceti sociali, quasi per nulla comunicanti in città, si incrociano, spesso in modo aggressivo. Tutti, nessuno escluso, percepiscono i pericoli in cui figlie e figli, adolescenti e post adolescenti, possono inciampare e rimanere vittime.
Tanti gli interventi dei vari presidenti Lions e Rotary.
“Questo episodio è figlio di un grande disagio sociale che dobbiamo riconoscere e vedere- ha detto con grande lucidità la dottoressa Marialuisa de Niro, presidente degli Amici del Viale – dobbiamo cercare di trovare il sistema perché questo disagio venga attutito. Ci vuole un incrocio tra scuole, famiglie e enti atti a gestire la vita dei ragazzi. Bisogna cercare di riprendere in mano queste città e restituire il senso di civiltà a tutti i ragazzi che non hanno la fortuna di appartenere ad un determinato gruppo della società. Andrea è figlio nostro, ma sono figli nostri tutti anche quelli che commettono queste azioni turpi. Come cittadini, come persone responsabili, come genitori, come nonni ci dobbiamo assumere la responsabilità della grande crisi sociale che in questo momento sta vivendo la nostra città e prenderne atto. Tutti insieme i bravi e i meno bravi”.
Stefano Tartaglia del Rotary Club Foggia ha sentito forte il bisogno di esserci. Suo figlio, compagno di classe alle superiori di Andrea, avrebbe potuto essere colpito come e peggio dell’amico.
“Non devo essere felice che mio figlio abbia lasciato Foggia per studiare fuori, ma devo essere dispiaciuto per quello che questa città offre ogni giorno e del degrado che noi ogni giorno lasciamo nell’incuranza, perché ci giriamo sempre dall’altra parte. È arrivato il momento che noi genitori in prima persona agiamo, ai nostri figli dobbiamo dare un futuro. Dobbiamo ridare legalità a Foggia”.











