Un sistema di truffe sofisticato, costruito a tavolino da una presunta banda di avvocati e funzionari infedeli, avrebbe permesso di incassare risarcimenti mai dovuti per quasi 400mila euro ai danni dell’Acquedotto Pugliese. A svelare i dettagli dell’inchiesta è “La Gazzetta del Mezzogiorno”, che riporta come la Procura di Bari, dopo due anni di indagini, abbia notificato 20 avvisi di conclusione e richiesto l’arresto ai domiciliari per cinque persone: un ex dipendente dell’avvocatura interna dell’Aqp, tre avvocati fiduciari della società pubblica e il collaboratore di uno di loro.
Sentenze false e conti correnti “prestati”
Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero falsificato sentenze civili di risarcimento e le relative richieste di pagamento, inducendo l’Acquedotto a erogare somme verso conti correnti intestati a cittadini ignari o compiacenti.
La truffa sarebbe stata scoperta solo nel 2023, quando l’Agenzia delle Entrate, pignorando un conto per un debito fiscale, ha scoperto che la donna titolare non aveva mai intentato causa contro l’Aqp. Da quel momento l’azienda – guidata dal presidente Domenico Laforgia – ha avviato una verifica interna, denunciando il presunto responsabile e portando al suo licenziamento.
Il “dominus” del sistema e i legali coinvolti
Al centro della vicenda c’è Giuseppe Petruzzelli, 49 anni, di Grumo, “abogado” abilitato in Spagna ed ex dipendente dell’Aqp. È accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso materiale e accesso abusivo ai sistemi informatici dell’azienda. Con lui sono indagati gli avvocati Andrea Meschisi (49 anni, Grumo), Michele Barbaro (52, Lucera), Antonio Simeone (47, Modugno) e il collaboratore di studio Giovanni Piccolo (53, Grumo).
Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, le sentenze falsificate sarebbero 38, con importi erogati verso conti correnti “reclutati” da privati cittadini tramite gli avvocati fiduciari. Su uno dei conti di Petruzzelli sarebbero stati versati in contanti 18mila euro in date coincidenti con i bonifici di Aqp, mentre 138mila euro sarebbero finiti nelle tasche di Barbaro.
Il gip: gravi indizi ma niente arresti
Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Montemurro ha riconosciuto la presenza di “gravi indizi di reato”, ma ha rigettato la richiesta di arresto per mancanza di esigenze cautelari. La Procura, però, ha presentato appello al Riesame, sostenendo che il licenziamento di Petruzzelli non basti a escludere il rischio di reiterazione. “Gli indagati – scrive la pm Chiara Giordano – potrebbero riorganizzarsi per compiere reati della stessa indole anche in danno di soggetti diversi dall’Aqp”.
Un intreccio di nomi e relazioni
Come riportato da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, Petruzzelli è l’ex marito di Barbara Santeramo, già direttrice generale della Stp di Trani e vicina all’ex assessore Alessandro Cataldo. Quando fu scoperto dai colleghi, prima di confessare, avrebbe detto: “Se lo dico mi ammazzano”. Una frase che la Procura interpreta come indizio di una rete ben più ampia di complicità e coperture.








