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Home - “Giù le mani”, capitano della Finanza indica in aula i contatti politici di Fatone “Racastill”

“Giù le mani”, capitano della Finanza indica in aula i contatti politici di Fatone “Racastill”

Tra gli imputati spiccano i manfredoniani Michele e Raffaele Fatone, padre e figlio. Ecco la testimonianza dell'ex comandante della Compagnia sipontina

Di Francesco Pesante
23 Settembre 2025
in Cronaca, Manfredonia
Fatone, Titta, Riccardi e Carbone; sullo sfondo, la sede ASE

Fatone, Titta, Riccardi e Carbone; sullo sfondo, la sede ASE

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È entrato decisamente nel vivo il processo “Giù le mani” con la testimonianza del capitano Luca Di Francesco, romano, all’epoca dei fatti comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Manfredonia.

Il pm l’ha sentito per ricostruire le vicende riguardanti in particolare gli imputati Michele e Raffaele Fatone, padre e figlio della vasta famiglia dei “Racastill”, molto nota in riva al golfo. Michele Fatone è accusato di concussione, peculato, lesioni, stalking e violenza privata nei confronti di colleghi e superiori quando lavorava per l’azienda dei rifiuti ASE. Con lui a processo il figlio Raffaele, anch’egli dipendente (poi licenziato) dell’azienda di raccolta rifiuti, accusato di lesioni e violenza in concorso con il padre.

Di Francesco supervisionò l’intera attività di indagine. “Questo procedimento nacque dopo il caso della busta gialla con due proiettili spedita al presidente di ASE dell’epoca, Raphael Rossi. Dall’attività investigativa emersero la figura di Michele Fatone e un ambiente intimidatorio perpetrato dallo stesso Fatone sugli altri dipendenti. Emersero anche rapporti tra Fatone e la compagine politica di Manfredonia. Identificammo alcune attività a suo favore con beni e mezzi dell’azienda e un pestaggio ai danni di Domenico Manzella, ispettore al personale”.

Il militare ha ricordato che ASE è una società di capitali partecipata per oltre il 97% dal Comune di Manfredonia e per la restante parte dal Comune di Vieste. All’interno dell’azienda Michele Fatone risultava “assunto dagli anni ’90 fino ad arrivare ad ottenere mansioni di gestione del personale, in particolare di un pool di dipendenti adibito allo spazzamento. Aveva poteri direzionali stabilendo turni e zone di servizio. Titolo di studio? La terza media, ma svolgeva mansioni non compatibili con il suo inquadramento per cui serviva il diploma. Nell’ASE c’era il figlio Raffaele ma in passato avevano lavorato anche fratelli e nipoti”.

Fatone era già ben noto agli inquirenti: “Aveva due vecchi precedenti ma veniva anche da recenti denunce, due su tre poi ritirate, un’anomalia, relative a violenze, minacce e percosse. I Fatone appartengono alla famiglia ‘Racastill’, una famiglia nota in quanto quasi tutti i componenti gravati da precedenti di polizia“.

“Oltre ad essere presenti nella relazione di scioglimento per mafia del Comune di Manfredonia – ha continuato il capitano – vennero citati nell’inchiesta ‘Iscaro-Saburo’ della DDA di Bari (con al centro il clan dei montanari Li Bergolis, ndr)”.

La politica

“Michele Fatone aveva rapporti con politici o ex politici del Comune di Manfredonia con i quali nel corso dell’indagine è emerso che denigrasse il lavoro di Rossi, ritenuto responsabile del suo demansionamento. Sono stati rilevati contatti con l’ex sindaco Angelo Riccardi, l’ex consigliere Cosimo Titta, padre dell’allora presidente del Consiglio comunale (Giovanna Titta, giunta Rotice, ndr), l’ex assessore Salvemini e il consigliere comunale ed ex presidente di ASE, Adriano Carbone all’epoca dei fatti coinvolto nell’inchiesta ‘Omnia Nostra’, poi condannato. Fatone si lamentava con loro dell’operato di Rossi tramite contatti telefonici o whatsapp arrivando ad inoltrare una lettera che voleva mandare a tutta la giunta sulla presunta mala gestione dell’ASE. Ricordo che Salvemini gli consigliò di mandarla ai giornali per fare più rumore. Riccardi invece all’epoca non aveva ruoli ma era sindaco quando il Comune venne sciolto per tentativi di infiltrazioni mafiose. Successivamente fu ritenuto ineleggibile, ma all’epoca aveva un ruolo in Regione Puglia che non ricordo (era nello staff del governatore Emiliano, settore ambiente, ndr)”. 

Il peculato e l’aggressione a Manzella

“Pedinammo il dipendente Luigi Di Tullo fino ad un terreno di Fatone dove fece attività di movimento terra. Si trattava di un mezzo intestato all’azienda ASE – ha ricordato il capitano Di Francesco -. Questo episodio risale a marzo 2022, circa un mese dopo Fatone si organizzò con un altro dipendente per la consegna dell’olio idroguida presso il porto dove i Fatone avevano una imbarcazione. Scaricarono olio idroguida e lubrificante”.

E ancora: “Il presidente ASE dell’epoca, Raphael Rossi ricordo che denunciò minacce ricevute da Fatone. Ebbero dei contrasti perché Fatone riteneva Rossi la causa del suo demansionamento. Mi sembra che ci furono anche procedimenti disciplinari nei confronti di Michele Fatone e di suo figlio Raffaele”.

Infine, le botte a Manzella: “Domenico Manzella veniva tacciato di aver rubato il posto a Fatone diventando responsabile del personale. Veniva accusato di un mancato accordo su una variazione di turni per il figlio Raffaele. Nel luglio 2022, i Fatone attesero Manzella, lo fermarono per strada prima che arrivasse in azienda, alle 4 del mattino, e lo aggredirono. Raffaele Fatone lo colpì dalle spalle. Poi entrambi lo pestarono. Successivamente un altro figlio di Fatone prese contatti con un autolavaggio chiedendo di cancellare i filmati delle telecamere di videosorveglianza.

I nomi degli imputati, le accuse principali e gli episodi contestati

Il processo “Giù le mani” nasce da cinque filoni investigativi che racchiudono 14 capi d’imputazione. Al centro dell’inchiesta ci sono episodi che vanno dal 2019 al 2021. Secondo la procura, l’ex sindaco Gianni Rotice, insieme al fratello Michele detto “Lino”, avrebbe chiesto a Michele Romito di sostenere al ballottaggio del 2021 la propria elezione a primo cittadino in cambio dell’interessamento per evitare lo smontaggio di una parte del ristorante “Guarda che Luna”.

Romito risponde di tentata concussione, insieme all’ex assessore Angelo Salvemini, per presunte pressioni su dirigenti comunali finalizzate proprio a bloccare lo smantellamento della struttura.

Altra vicenda riguarda Grazia Romito, sorella di Michele, imputata di falso per aver ottenuto, tramite un prestanome, la gestione di un’agenzia funebre nonostante un’interdittiva antimafia a suo carico. Il prestanome sarebbe Luigi Rotolo, anche lui imputato. Salvemini risponde anche di corruzione per un presunto scambio di favori con l’ex segretaria comunale Giuliana Galantino (imputata ma anche parte offesa), che avrebbe ricevuto supporto nella redazione di una nota utile a difendersi da accuse di mobbing, in cambio di una decisione favorevole all’interesse di una società legata ai Romito.

Le imputazioni più numerose sono a carico dell’ex dipendente dell’azienda dei rifiuti “Ase”, municipalizzata del Comune, Michele “Racastill” Fatone, accusato di concussione, peculato, lesioni, stalking e violenza privata nei confronti di colleghi e superiori. Con lui a processo il figlio Raffaele, anch’egli dipendente (poi licenziato) dell’azienda di raccolta rifiuti, accusato di lesioni e violenza in concorso con il padre.

Il processo è ancora all’inizio e prevede una corposa lista testi. Prossima udienza a novembre.

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Tags: CarbonefatoneFinanzagiù le maniManfredoniaRiccardiRomitoRoticesalvemini
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