Dopo i drammatici episodi di suicidio che hanno colpito le Forze di polizia, compreso quello avvenuto a Foggia (oltre ad un altro di pochi mesi fa), i sindacati del comparto hanno diffuso un comunicato congiunto in cui invitano alla riflessione e alla responsabilità. “Per rispetto dei familiari dei colleghi scomparsi, il silenzio deve rappresentare la priorità assoluta – scrivono – non solo per consentire i dovuti accertamenti, ma anche per evitare deduzioni affrettate che rischiano di strumentalizzare simili tragedie”.
L’appello per più psicologi sul territorio
Al tempo stesso, le sigle sindacali – SIULP, SAP e SILP Cgil – chiedono con forza soluzioni concrete e immediate. In particolare, domandano al Dipartimento della Pubblica Sicurezza di ampliare e rafforzare il servizio di psicologia della Polizia di Stato, oggi in gran parte assorbito dalle attività concorsuali e di selezione dei nuovi arruolamenti. “Serve una presenza più capillare e continuativa di psicologi presso tutte le Questure e i principali presidi – sottolineano – non figure occasionali, ma professionisti stabili, conosciuti dai colleghi e capaci di instaurare rapporti di fiducia, come avviene con i medici di riferimento”.
Un supporto costante, non solo nelle crisi
Secondo i sindacati, un servizio strutturato in questo modo non servirebbe solo a intervenire nei momenti più gravi, ma rappresenterebbe un punto di riferimento costante per prevenire il disagio, ascoltare le difficoltà quotidiane – anche non strettamente legate al lavoro – e offrire un sostegno qualificato e riservato. “Non si tratta di creare allarmismi né di cercare capri espiatori, ma di investire nella salute psicologica di uomini e donne che garantiscono ogni giorno la sicurezza del Paese, spesso affrontando in solitudine pressioni e fragilità invisibili”.
“Un passo di civiltà”
Da Foggia, dove il documento è stato firmato il 22 settembre 2025, arriva dunque un messaggio chiaro al Ministero: avviare e accelerare un percorso di rafforzamento del servizio di psicologia, con un incremento delle figure professionali stabilmente vicine al personale sul territorio. “È un passo di civiltà, di responsabilità e di rispetto verso chi serve lo Stato con dedizione – concludono – affinché nessun collega debba più sentirsi solo di fronte alle proprie difficoltà”.









