Niente magliette corte, shorts, canotte, bermuda o pantaloni strappati. Alla campanella del nuovo anno scolastico, l’istituto tecnico economico e tecnologico “Grazia Deledda” di Lecce detta le regole di abbigliamento per i suoi 1.060 studenti. La dirigente Antonella Cazzato, insediatasi dal 1° settembre, ha inviato una circolare con cui invita a presentarsi in classe “con un abbigliamento consono all’ambiente e rispettoso delle attività che si svolgono”.
Come riporta la Repubblica Bari, le raccomandazioni non riguardano soltanto l’aspetto estetico, ma anche la sicurezza durante le attività di laboratorio. Alle ragazze viene chiesto di evitare “unghie eccessivamente lunghe” che potrebbero creare difficoltà nello svolgimento delle esercitazioni pratiche o nella partecipazione alle lezioni di educazione fisica.
“Non divieti, ma regole condivise”
La preside precisa che non si tratta di imposizioni calate dall’alto, ma di regole elaborate dopo il confronto con gli studenti: “Non voglio limitare la libertà individuale – spiega – ma alcuni indumenti non rispondono al concetto di decoro negli ambienti scolastici. Le regole non vanno imposte, ma condivise e motivate”.
La circolare chiama in causa anche le famiglie e l’intero corpo docente, considerati parte integrante del processo educativo. Genitori, insegnanti e personale Ata sono invitati a dare il buon esempio e a collaborare come “sentinelle” nel percorso di crescita degli studenti.
Educare alla “cultura della bellezza”
Nel documento emerge una filosofia educativa che guarda oltre il regolamento scolastico. “Siate voi i primi a impartire l’esempio – scrive la dirigente – per favorire un percorso di crescita sereno, capace di formare cittadini responsabili e consapevoli. Il mio intento è educare alla cultura della bellezza per generare benessere, perché solo in ambienti sereni si possono alimentare motivazione e apprendimento”.
Una presa di posizione che apre il dibattito sul confine tra libertà personale e regole di convivenza, ma che, secondo la preside Cazzato, mira a responsabilizzare ragazzi e adulti nella costruzione di una comunità scolastica più coesa.










