Il caso della RSA “Santa Maria di Pulsano” continua a incendiare il dibattito a Monte Sant’Angelo. Il Comitato delle Famiglie degli ospiti ha diffuso una nota in cui parla di “profonda preoccupazione e indignazione” per quanto letto sui giornali in merito alle assunzioni nella struttura, ricordando che da giorni alle redazioni sono arrivati vocali e screenshot relativi a una presunta raccomandazione riconducibile al sindaco Pierpaolo D’Arienzo. Le famiglie respingono ogni etichetta politica: “Non abbiamo nulla a che vedere con la politica”, scrivono, e accusano la politica locale di aver scelto “patti con chi da tempo specula sui bisogni dei nostri parenti fragili”.
Il messaggio del sindaco a Minervini
Al centro della bufera c’è anche la schermata di una chat in cui compare un messaggio che il sindaco avrebbe inviato all’imprenditore Damiano Minervini, presidente della società Intec di Molfetta che gestisce la Rsa. “Buongiorno Damiano, nonostante il nostro colloquio di Foggia, si continua ad agire in maniera autonoma e a non tener conto delle cose che ci siamo detti. Ultimo caso, infermiere, dove la scusa è la tempistica. Prendo atto, ma se devo continuare ad occuparmi della struttura almeno non vorrei essere preso in giro. Ti saluto”. Nella stessa conversazione Minervini replica: “Mi spiace Pierpaolo ma ti hanno informato male. Stiamo ancora cercando. Non abbiamo assunto nessuno. Anzi se ci fosse qualche candidatura dal territorio ne saremmo ben lieti. Purtroppo io ho una sola parola. Fammi sapere. Un caro saluto”. Il sindaco chiude: “Chiamati allora Enza Spadavecchia. Lei è a conoscenza di tutto. Ha appena finito di parlare con la mia assessora Lea Basta“.
Le contestazioni del Comitato
Nella lettera le famiglie sostengono che, a fronte delle notizie di stampa, non sia arrivata “una parola di smentita o spiegazione” dal sindaco, e ricordano di aver denunciato “da tempo, mai in forma anonima” una “situazione di assoluto degrado” con “servizi assistenziali estremamente carenti”, senza mai essere ricevute dall’amministrazione. “Confidiamo totalmente nella magistratura perché faccia luce e decida lei se ci sono reati e chi sono i colpevoli”, scrivono, aggiungendo che, anche a prescindere da profili penali, “sarebbe chiaro un modo scellerato di amministrare che tradisce la fiducia dei cittadini e mette in secondo piano la dignità delle persone fragili”.
E ancora: “Noi abbiamo legittimamente e pubblicamente chiesto controlli seri, trasparenti e indipendenti, non accordi sotto banco o scambio di favori. Chiediamo rispetto, trasparenza e buona amministrazione, non compromessi che finiscono per rafforzare chi trae profitto dalle difficoltà dei più deboli. Purtroppo non abbiamo mai avuto la possibilità di interlocuzione diretta con il sindaco, che per noi non è mai stato, purtroppo, il ‘Pierpaolo’ con i toni confidenziali apparentemente riservati ad altri. Denunciamo con rabbia e profondo sdegno la totale indifferenza dimostrata nei confronti delle persone fragili ospiti della RSA. I messaggi WhatsApp apparsi sulla stampa, non smentiti dal sindaco, delineano un quadro raccapricciante: la vulnerabilità ed i bisogni dei più fragili appaiono trattati come merce di scambio e sacrificata agli interessi personali”.
Il Comitato conclude: “Non ci stancheremo di vigilare, denunciare e fare sentire la nostra voce attraverso i mezzi di pubblica informazione e pubbliche denunce. Perché la fragilità non è un’occasione di guadagno, né una opportunità per ottenere consenso politico personale, ma una responsabilità collettiva che non ammette compromessi. La dignità delle persone fragili è il metro con cui si misura una comunità giusta”. D’Arienzo, nelle scorse ore, ha definito l’intera vicenda “una macchina del fango” ricordando la sua lotta alla mafia.










