Una serata di fine estate trasformata in incubo per una famiglia di Rodi Garganico. Il 31 agosto, intorno alle 21, un bambino di appena 16 mesi è rimasto ferito dopo essere inciampato e aver sbattuto la testa contro lo spigolo di un muro. Un taglio di circa due centimetri che richiedeva immediata sutura, ma che ha dato il via a quella che il nonno, Antonio Saccia, ha definito “un’odissea sanitaria” raccontata in una lettera inviata alla nostra redazione.
Il racconto: “Al 118 nessun medico, solo autista e soccorritore”
I familiari hanno subito portato il piccolo al presidio del 118, ma qui hanno trovato soltanto un autista e un soccorritore. Personale che, come racconta Saccia, “pur rendendosi conto della necessità di sutura, non aveva facoltà di intervenire”. Da quel momento sono iniziate telefonate alla centrale e alla guardia medica, senza però riuscire a trovare un dottore disponibile.
“La nostra Asl – scrive Saccia – con una riforma ha tolto il medico da tutte le postazioni 118. La cosa assurda è che anche l’ambulanza arrivata da Ischitella era priva di medico e non poteva prendere decisioni”. Solo dopo circa un’ora è arrivata l’autorizzazione al trasporto presso l’ospedale di San Giovanni Rotondo.
La denuncia: “Così non si può andare avanti”
Per il nonno si tratta dell’ennesima prova di un sistema sanitario inefficiente: “Un bambino di 16 mesi viene soccorso ma non si può fare niente perché il personale non è autorizzato. È ora di dire basta a questi episodi. Sono decenni che la popolazione del Gargano Nord vive questa assenza di servizi”.
Saccia punta il dito contro scelte politiche che hanno lasciato scoperto il territorio: “Si cerca di attirare turisti a Rodi Garganico, si costruisce un porto che non serve a niente, ma non si pensa alle cose importanti. Cinquant’anni fa si lottava per avere un ospedale sul Gargano e non è stato fatto nulla. Non si è andati avanti, anzi siamo tornati indietro”.
Il caso come simbolo di un’emergenza più ampia
La vicenda ha riacceso la polemica sulla carenza di medici nelle postazioni del 118 nel Gargano Nord. “Serve almeno un medico – conclude Saccia – anche se restasse con le braccia conserte. Non si può continuare così, la gente ha bisogno di sicurezza e di cure immediate”.












