Due interventi social, dal tono duro e allusivo, con cui la sindaca di Foggia, Maria Aida Episcopo, è tornata a esprimersi oggi su Facebook in merito alle polemiche che hanno investito l’amministrazione comunale. Nel mirino, l’affidamento diretto dei lavori di manutenzione del manto erboso dello stadio Zaccheria a una società riconducibile al figlio del consigliere comunale di maggioranza Italo Pontone, episodio che la minoranza ha bollato come “inopportunità politica”.
“Chi amministra deve conoscere le leggi”
Nel primo post la sindaca ha messo in chiaro: “Non si deve spiegare cosa sia legittimo o illegittimo. Chi amministra dovrebbe conoscere le leggi e richiedere nel dubbio parere all’Anac (ad esempio sul ruolo del RUP). Oltre che ricordare!”. Un passaggio che suona come risposta diretta a chi ha parlato di “zone grigie” e di valutazioni politiche più che normative nell’assegnazione del servizio.
“Fate legiferare il nostro Parlamento così come è stato superato l’abuso d’ufficio da veri portenti! Oppure spiegateci quando le illegittimità sono derubricate a mera inopportunità… sempre a vostro piacimento!”, ha aggiunto Episcopo, accusando implicitamente la minoranza di strumentalizzare le vicende amministrative.
“Foggia non dimentica il malaffare”
Il secondo intervento, ancora più diretto, richiama la memoria della città: “Foggia non dimentica il malaffare, le pene irrogate, i processi e le infiltrazioni opache… Non confondiamoci per piacere. Penso che il male che riusciamo a farci non abbia più limiti!”.
La sindaca ha poi fatto riferimento a presunte “costruzioni sociali malsane, artatamente messe in atto” e ha chiuso con un richiamo di natura etica: “Un pochino di autentico Catechismo cristiano servirebbe a tanti”.
La polemica politica
I due post arrivano all’indomani delle critiche delle opposizioni, che hanno puntato il dito sull’affidamento diretto dei lavori allo stadio come esempio di inopportunità istituzionale, pur senza contestarne la legittimità formale. La replica della sindaca, pur senza citare mai direttamente il caso, sembra dunque indirizzata a respingere al mittente le accuse, rivendicando la correttezza amministrativa e richiamando la città alla responsabilità collettiva dopo anni di inchieste e commissariamenti.









