La denuncia inoltrata dal presidente dell’Anicav (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) Marco Serafini al ministro Lollobrigida sull’andamento che avrebbe preso la campagna di trasformazione del pomodoro da industria, ormai in pieno vigore, ha fatto andare su tutte le furie i produttori e le OP del Foggiano.
A quanto pare il settore industriale del comparto “pomodoro da industria” starebbe vivendo un’allarmante situazione determinata da esose richieste di “aumenti fuori contratto” del prezzo del pomodoro, “completamente ingiustificate” considerato che “le quantità complessive” di produzione, a dire dell’Anicav, “saranno sufficienti a soddisfare le esigenze delle industrie di trasformazione”.
L’accorata denuncia auspica un intervento urgente del governo per mettere in campo un’azione immediata a tutela della filiera contro un “mercato distorto” che starebbe prendendo sempre più piede negli ultimi anni a causa dell’assenza di regole comuni. A tal proposito il presidente Serafini denuncia l’arenamento della richiesta, presentata lo scorso marzo dall’OI Pomodoro da Industria Centro Sud Italia, di applicazione dell’erga omnes all’accordo quadro predisposto dall’organismo interprofessionale, al fine di garantire regole comuni a tutto il settore. Arenamento determinato, secondo l’Anicav, dall’ostruzionismo di una parte minoritaria delle organizzazioni di produttori agricoli, alle quali – sembrerebbe attribuire l’articolo – la volontà di non volere regole di settore e quindi favorire il denunciato “mercato distorto”.
“Quanto affermato da Serafini – dicono i rappresentanti delle OP – al fine di creare un ‘procurato allarme’ è ben lungi dal rappresentare quella che è la reale situazione che sta vivendo l’odierna campagna di trasformazione del pomodoro. La crisi idrica causata dalle condizioni climatiche di caldo estremo sta mettendo letteralmente in ginocchio tutto il settore agricolo, costretto ad adottare oculate strategie di produzione per ottenere risultati che, nelle migliori delle ipotesi, portano a rese medie per ettaro appena sufficienti e, nelle ipotesi peggiori, anche all’abbandono delle coltivazioni”.
“Pur sorvolando su tale realistica ed evidente premessa, che getta ombra sulle generiche affermazioni del presidente dell’Anicav, le O.P. firmatarie, ritenendo le dichiarazioni di Serafini strumentali, tendenziose e non corrispondenti al vero, pongono in evidenza quanto segue:
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Il prezzo ufficialmente riportato sui certificati di consegna, elaborati dalle industrie conserviere dopo una verifica degli scarichi e della qualità del prodotto, rispetta quello stabilito nel contratto di fornitura, il quale prevede un’oscillazione del più o meno 20% in base alla qualità intrinseca del pomodoro e alla selezione nella raccolta. Inoltre tutti i contratti prevedono una maggiorazione del prezzo per l’applicazione di particolari tecniche di produzione, come per esempio l’uso di teli pacciamanti, alle quali i produttori agricoli hanno fatto ampio ricorso per sopperire, almeno in parte, alla carenza idrica. Pertanto, senza ombra di smentita, le O.P. firmatarie possono affermare che il prezzo applicato nei certificati finora pervenuti non risulta essere superiore a quello previsto per contratto e prive di fondamento risultano le lamentele fatte da Serafini.
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In merito alla richiesta di applicazione dell’erga omnes all’accordo quadro predisposto dall’O.I. del Bacino Centro Sud Italia, si precisa che le organizzazioni dei produttori firmatarie, definite “minoritarie” dal presidente dell’Anicav, non hanno posto in essere alcuna azione ostruzionistica in merito all’estensione delle regole stabilite dall’OI, essendosi limitate semplicemente ad esercitare un loro diritto. Rappresentando produttori che coltivano circa 10 milioni di quintali di pomodoro, hanno richiesto la verifica da parte del Ministero del rispetto delle percentuali di rappresentanza dell’OI, come previsto dalla normativa nazionale e comunitaria vigente.
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Le OP firmatarie del presente comunicato sono quelle che hanno contribuito alla costituzione dell’OI e che si sono determinate a chiederne le dimissioni per il suo mancato funzionamento, determinato proprio dalla inosservanza delle regole approvate in seno al medesimo organismo”.
“Tanto premesso – concludono – invitiamo il presidente Serafini, se è vero come dichiara che ha a cuore i rapporti tra le componenti dell’intera filiera del pomodoro trasformato, piuttosto che invocare ulteriori regole, a vigilare sul rispetto di quelle già esistenti e condivise”.









