A Foggia si continua a discutere sul Piano Urbanistico Generale, ma non mancano le polemiche. A intervenire con toni critici è il consigliere comunale Nunzio Angiola, segretario provinciale del movimento “Cambia”, che punta il dito contro Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle, accusandoli di contendersi “il merito di un atto arrivato con un anno e mezzo di ritardo”.
Le parole si riferiscono all’approvazione da parte della giunta comunale delle linee guida del PUG, un documento preliminare che avrebbe dovuto vedere la luce molto prima. “Lo ha ammesso lo stesso assessore Giuseppe Galasso il 6 luglio 2024, durante un incontro con l’architetto Karrer: il documento era praticamente pronto – afferma Angiola – eppure si è perso tempo prezioso per motivi che nulla hanno a che vedere con le questioni tecniche”.
“Un atto tardivo, e nessuna certezza sui tempi”
Secondo Angiola, l’approvazione delle linee guida rappresenta solo un passaggio parziale in un percorso che resta ancora lungo e incerto: “Non c’è alcuna garanzia sui tempi di completamento del PUG. Con ogni probabilità – avverte – tutto sarà rinviato alla prossima consigliatura. Nel frattempo Foggia rimane bloccata, senza strumenti di pianificazione aggiornati”.
Ma l’esponente di “Cambia” denuncia anche altri ritardi: su tutti, la mancata attivazione dell’Urban Center, struttura fondamentale per garantire il coinvolgimento della cittadinanza nel percorso di costruzione del nuovo piano urbanistico. “Uno strumento essenziale, annunciato e mai realizzato”, sottolinea.
“Anche il Piano Casa è rimasto sulla carta”
Angiola evidenzia inoltre lo stallo sul fronte abitativo: “Il tanto sbandierato Piano Casa regionale non ha prodotto alcun effetto concreto a Foggia. Nessun intervento, nessuna misura operativa. Anche in questo caso, parole e promesse, ma zero fatti”.
Per il consigliere comunale, il quadro che emerge è quello di una città schiacciata tra propaganda e rinvii, con un dibattito politico sterile e inconcludente: “Foggia ha bisogno di certezze, di programmazione vera, non di battibecchi su chi debba intestarsi la paternità di un ritardo. Su questo, oggi, né il PD né il M5S sono in grado di dare risposte credibili”.









