Una denuncia durissima arriva dalla segreteria regionale dell’OSAPP, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria. Il segretario regionale Ruggiero Damato punta il dito contro la gestione delle priorità nelle carceri pugliesi: “Mentre si trovano fondi per allestire le cosiddette ‘camere dell’amore’, non ci sono risorse per pagare gli straordinari imposti agli agenti o per procedere con assunzioni straordinarie indispensabili”.
La questione ruota attorno ai recenti interventi strutturali nelle carceri per garantire ai detenuti uno spazio dedicato all’affettività, come previsto da una sentenza della Corte Costituzionale. “Un’iniziativa giusta sotto il profilo umano e civile – ammette Damato – utile anche a ridurre tensioni e violenze in cella”. Ma il sindacato evidenzia con forza il paradosso: mentre per i detenuti si trovano locali e fondi “in tempi strettissimi”, le sentenze a favore degli operatori vengono ignorate.
Straordinari non pagati e dotazioni insufficienti
Il comunicato OSAPP evidenzia come molte ore di straordinario, imposte per compensare anni di mancati arruolamenti, non siano ancora state retribuite. La situazione del vestiario fornito ai neo-assunti è definita “offensiva e inaccettabile”: mancano capi adatti alle taglie e in alcuni casi si utilizzano indumenti recuperati da pensionamenti. A questo si aggiunge il degrado delle caserme o la totale assenza di alloggi adeguati.
Un organico dimezzato e turni massacranti
Secondo il sindacato, in Puglia mancano circa 1.000 unità nelle piante organiche. Questo vuoto costringe il personale a turni da “caporalato di Stato”, che possono durare anche 24 ore consecutive. Una situazione che, si legge, “non trova riscontro nelle agende politiche, nei provvedimenti istituzionali, né nella sensibilità del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria”.
Damato elenca anche una lunga serie di interlocuzioni rimaste senza risposta: dal presidente della Repubblica fino al sottosegretario Del Mastro. “Chi serve lo Stato deve avere diritti riconosciuti, non concessi. E invece alle parole della premier Meloni, che definisce la nostra una ‘nazione’, seguono solo ipocrisia e abbandono”.
“Diamo voce a chi è invisibile”
Il comunicato si chiude con un appello alle redazioni perché si accendano i riflettori su un corpo “denigrato e martoriato” come quello della polizia penitenziaria. “Basta silenzi, basta indifferenza. È tempo di restituire dignità a chi, ogni giorno, garantisce sicurezza all’interno delle carceri in condizioni sempre più insostenibili”.













