“Quelli delle forze dell’ordine a Bari ce li compriamo con la cocaina”. È una frase agghiacciante, riportata da La Repubblica Bari, che emerge dai verbali di Massimiliano Soloperto, collaboratore di giustizia ed ex componente del clan Velluto del quartiere Carrassi. L’affermazione sarebbe stata pronunciata da Giovanni Fasano, 56 anni, soprannominato “U gnur”, indicato come il reggente del clan nel periodo in cui Mimmo Velluto era detenuto. Un’accusa pesante, che getta nuove ombre su possibili connivenze con ambienti istituzionali.
I verbali di Soloperto
Soloperto, che ha iniziato a collaborare con la giustizia nel luglio 2023, ha riferito di aver incontrato casualmente Fasano in tribunale lo scorso 14 febbraio. “Sapeva che stavo collaborando e mi disse: ‘Ma non vedi che già stiamo inguaiati per i fatti nostri?’”. Un confronto che si fa ancora più inquietante quando, secondo il racconto del pentito, Fasano gli avrebbe detto: “Tu sei andato a parlare con quelli, ma non sai che a noi ce l’hanno già detto?”. Un dettaglio che lascia pensare a una fuga di notizie dalle caserme.
“Chiamai subito l’avvocato – ha messo a verbale – per dirgli che quelli sapevano già tutto quello che avevo detto ai carabinieri”.
I blitz svelati in anticipo
Nel racconto di Soloperto, riportato dall’ordinanza eseguita il 9 luglio contro otto presunti esponenti del clan, c’è spazio anche per il tema dei blitz anticipati: “Quando doveva succedere qualcosa, lo venivano a sapere. Non sapevano se era per Carrassi o altro, ma il giorno lo conoscevano. Quella notte magari non dormivano a casa loro”.
Pur non potendo fare nomi di presunti infedeli nelle forze dell’ordine, le parole del collaboratore trovano riscontro in altri verbali ritenuti attendibili dalla Direzione distrettuale antimafia. Le misure cautelari sono state disposte dal collegio presieduto dal giudice Ambrogio Marrone, su richiesta del pm Fabio Buquicchio.
Fasano, il “secondo” che vale quanto un capo
Le dichiarazioni di Soloperto si aggiungono a quelle di altri pentiti: Domenico Milella, Vincenzo Anemolo, Michelangelo Maselli e Domenico Lavermicocca, tutti concordi nel delineare Gianni Fasano come figura centrale nel clan Velluto, soprattutto nel periodo in cui il boss Mimmo era detenuto. “Quando Velluto stava in carcere, comandava Fasano”, ha spiegato Milella, che lo aveva conosciuto nel carcere di Lecce.
Ma non è solo una questione di gerarchie interne. Come ha affermato Pietro Margheriti, anch’egli vicino al clan: “Fasano è più ammirato a Carrassi perché è nato nelle palazzine. Mimmo Velluto veniva dal San Paolo. Ma Gianni è cresciuto lì, l’hanno visto crearsi un impero. È una grande famiglia la loro, tanti cognomi ma un solo nome: Velluto”.
Il business tra droga e armi
Secondo la Dda, l’impero di Carrassi sarebbe nato sul traffico di droga e armi, un potere criminale che, nonostante le condanne pesantissime in primo grado – tra i 30 e i 19 anni – sembra non essersi mai fermato. Le ultime misure cautelari lo dimostrano: il sodalizio è ancora attivo, radicato e pronto a rigenerarsi, anche grazie a un presunto consenso popolare, alimentato dal controllo del territorio e da una rete di relazioni su cui la giustizia intende fare piena luce.











