Tensione nel pomeriggio di ieri all’esterno dell’aula consiliare del Comune di Manfredonia, dove era in corso una seduta dedicata alla discussione di interrogazioni e interpellanze presentate dai consiglieri comunali. Ad accendere gli animi, il malcontento popolare esploso dopo l’arrivo delle cartelle Tari, che ha provocato una vera e propria mobilitazione cittadina.
“Giù le tasse, non siamo vacche”: la protesta prende forma
Da settimane, centinaia di residenti manifestano contro gli aumenti della tassa sui rifiuti, ritenuti sproporzionati e ingiustificati. All’esterno dell’aula, in concomitanza con il Consiglio, sono stati esposti cartelli eloquenti: “Giù le tasse, non siamo vacche!”, “Dimissioni!” e “Nessuno ci ascolta”. Un grido di protesta che non si limita al solo piano fiscale, ma che denuncia una più ampia disillusione nei confronti dei servizi pubblici.
Secondo alcune stime avanzate da gruppi civici e da forze politiche come Fratelli d’Italia, la Tari a Manfredonia sarebbe cresciuta del 40% dal 2017, culminando quest’anno con un incremento del 24%. Una soglia definita inaccettabile da famiglie, artigiani e titolari di piccole imprese che lamentano un peso economico sempre più insostenibile.
Petizione popolare e accuse in aula
A farsi portavoce del dissenso popolare è stato il consigliere comunale indipendente, Giuseppe Marasco, che ha parlato apertamente di “errori e aumenti assurdi” nella formulazione delle cartelle. Marasco ha inoltre annunciato la presentazione di una petizione popolare corredata da “migliaia di firme”, chiedendo una discussione consiliare urgente per affrontare la questione.
Il punto critico, secondo molti cittadini, sarebbe nella percezione di uno scollamento totale tra l’aumento delle tariffe e la qualità dei servizi offerti: strade sporche, erba alta, panchine rotte, una città percepita come abbandonata, mentre la tassa sui rifiuti lievita. È questo il nodo del malcontento: si paga di più per ricevere, secondo i manifestanti, sempre meno.
Forza Italia: “Narrazioni improbabili”
Il Comune: “Verifiche in corso, no a sanzioni per notifiche tardive”
Nel tentativo di placare le tensioni, il sindaco ha parlato di “errori nei calcoli pregressi”, annunciando l’avvio di verifiche interne per scongiurare eventuali sanzioni o costi aggiuntivi. Ha inoltre garantito che i ritardi nelle notifiche delle cartelle non comporteranno penalità, nonostante la prima rata della Tari fosse fissata per il 30 maggio 2025.
Dal punto di vista amministrativo, l’ente comunale giustifica l’aumento con l’adeguamento ai costi reali del servizio e con l’entrata in vigore di nuove normative a partire dal 2025. Tuttavia, queste spiegazioni non sembrano bastare a placare un malumore che appare sempre più esteso e trasversale.
La questione Tari si conferma, così, uno dei banchi di prova più complessi per l’amministrazione guidata da Domenico La Marca, alle prese con un equilibrio fragile tra sostenibilità fiscale, aspettative sociali e qualità dei servizi urbani.











