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Home - “Giù le mani” a Manfredonia, indagati per false dichiarazioni un poliziotto e l’ex comandante dei vigili urbani

“Giù le mani” a Manfredonia, indagati per false dichiarazioni un poliziotto e l’ex comandante dei vigili urbani

La vicenda emersa durante il processo che coinvolge mondo politico e imprenditoriale in riva al golfo. Sotto accusa anche un tecnico dell'urbanistica. Intanto è scontro tra pm e difesa su intercettazioni e liste testi

Di Francesco Pesante
1 Luglio 2025
in Cronaca, Manfredonia
Matteo La Torre e Vincenzo D'Anzeris

Matteo La Torre e Vincenzo D'Anzeris

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Udienza lunga e combattuta in “Giù le mani”, processo scaturito da un blitz del marzo 2024 di Procura di Foggia e Guardia di Finanza che coinvolge politica e imprenditoria a Manfredonia. Stamattina in aula a Foggia duro scontro tra pm e difesa su liste testi e intercettazioni. Durante l’acceso dibattimento è emersa una novità rilevante, l’iscrizione nel registro degli indagati di un poliziotto, Matteo La Torre in servizio presso il commissariato di Manfredonia, di un ex comandante dei vigili urbani di Manfredonia, Vincenzo D’Anzeris e di un tecnico dell’Urbanistica, Francesco Borgia. I tre sono indagati per false dichiarazioni sommarie rese al pubblico ministero. Il poliziotto in particolare avrebbe riportato circostanze non veritiere in merito alla famiglia Romito e ai fatti riguardanti il ristorante “Guarda che Luna”.

A parere dell’accusa, non possono essere sentiti come testi ma la difesa fa notare che non sarebbero previste incompatibilità per i soggetti indagati e che le false dichiarazioni sarebbero astrattamente utilizzabili in senso favorevole agli imputati in quanto rileverebbero situazioni diverse da quelle prospettate dai pm nei loro capi d’imputazione. Sarà il giudice a sbrogliare la matassa nelle prossime settimane.

Borgia e La Torre

Per i pubblici ministeri, i numerosi testi proposti dal collegio difensivo sarebbero quasi tutti superflui perché dovrebbero riferire sull’iter amministrativo autorizzativo del ristorante “Guarda che Luna” di Michele Romito, un iter sul quale si sarebbe già espresso il Consiglio di Stato l’1 giugno 2022 mettendo la pietra tombale sulla vicenda del locale, poi rimosso dal lungomare di Manfredonia. Per la difesa non è così, il contenzioso amministrativo è ancora aperto, hanno evidenziato i legali, essendo in piedi una revocatoria alla luce di quanto emerso da una denuncia di Romito al dirigente comunale dell’epoca, Antonello Antonicelli; un nuovo elemento che dimostrerebbe la falsa relazione fatta dal dirigente che avrebbe tratto in inganno i giudici amministrativi, questi ultimi, infatti, statuirono la presenza di abusi sulla scorta di quella relazione che parlava di pareti in Pvc quando invece si trattava di tende retrattili.

Battibecco anche su una serie di intercettazioni sulle quali il collegio si esprimerà indicando quali prove ammettere per poi affidare l’incarico al perito di trascrivere le conversazioni.

Infine, è stata riproposta l’utilizzabilità delle intercettazioni per il capo K relativo a Grazia Romito. C’è stata l’opposizione e il tribunale si è riservato sui mezzi istruttori da ammettere. Anche qui eventuale incarico al perito.

Michele e Gianni Rotice; sullo sfondo, il “Guarda che Luna”

I nomi degli imputati, le accuse principali e gli episodi contestati

Il processo nasce da cinque filoni investigativi che racchiudono 14 capi d’imputazione. Al centro dell’inchiesta ci sono episodi che vanno dal 2019 al 2021. Secondo la procura, l’ex sindaco Gianni Rotice, insieme al fratello Michele detto “Lino”, avrebbe chiesto a Michele Romito di sostenere al ballottaggio del 2021 la propria elezione a primo cittadino in cambio dell’interessamento per evitare lo smontaggio di una parte del ristorante “Guarda che Luna”.

Romito risponde di tentata concussione, insieme all’ex assessore Angelo Salvemini, per presunte pressioni su dirigenti comunali finalizzate proprio a bloccare lo smantellamento della struttura.

Altra vicenda riguarda Grazia Romito, sorella di Michele, imputata di falso per aver ottenuto, tramite un prestanome, la gestione di un’agenzia funebre nonostante un’interdittiva antimafia a suo carico. Il prestanome sarebbe Luigi Rotolo, anche lui imputato. Salvemini risponde anche di corruzione per un presunto scambio di favori con l’ex segretaria comunale Giuliana Maria Galantino (imputata ma anche parte offesa), che avrebbe ricevuto supporto nella redazione di una nota utile a difendersi da accuse di mobbing, in cambio di una decisione favorevole all’interesse di una società legata ai Romito.

Le imputazioni più numerose sono a carico dell’ex dipendente Ase Michele “Racastill” Fatone, accusato di concussione, peculato, lesioni, stalking e violenza privata nei confronti di colleghi e superiori. Con lui a processo anche il figlio Raffaele, anch’egli dipendente (poi licenziato) dell’azienda di raccolta rifiuti, accusato di lesioni e violenza in concorso con il padre.

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Tags: d'anzerisgiù le maniGuarda che lunaManfredoniamatteo la torreRomitosalvemini
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