Una vicenda surreale, che ha dell’incredibile, arriva a conclusione dopo dodici anni con un colpo di scena destinato a far discutere. Una giovane dottoressa, che aveva ottenuto la laurea in Medicina e successivamente l’ammissione alla scuola di specializzazione in Anestesia e rianimazione all’Università di Foggia, si è vista annullare il titolo accademico per la mancata documentazione di otto esami sostenuti all’estero durante l’Erasmus. A raccontare la storia è il Corriere della Sera, che ne ricostruisce tutte le tappe, dal primo sospetto al verdetto finale del Consiglio di Stato.
L’iscrizione a Foggia e il trasferimento a Bari
La protagonista della vicenda, dopo essersi laureata regolarmente e aver ottenuto l’abilitazione, era stata ammessa alla scuola di specializzazione in Anestesia a Foggia. Dopo un anno di attività, nel 2023 presenta richiesta di trasferimento all’ateneo di Bari. Ed è qui che esplode il caso. L’università pugliese le comunica che mancherebbero agli atti le prove del superamento di otto esami universitari sostenuti durante il periodo Erasmus a Valladolid, in Spagna.
Nonostante i tentativi della specializzanda di fornire spiegazioni e documenti giustificativi, l’ateneo ritiene le informazioni “insufficienti”. Nel dicembre 2023 arriva la decisione choc: l’annullamento della laurea.
Il ricorso, il verdetto del Tar e la svolta
La dottoressa non si arrende e fa ricorso al Tar di Bari. I giudici amministrativi inizialmente le danno ragione, sottolineando che l’Università stessa aveva ammesso di aver smarrito la documentazione degli esami sostenuti all’estero. Il Tar giudica quindi “illegittimo” addossare alla ricorrente la responsabilità dell’assenza dei documenti.
Sembra la fine di un incubo. Ma il sollievo dura poco.
Il Consiglio di Stato ribalta tutto
L’Università di Bari presenta appello al Consiglio di Stato. E questa volta i giudici capovolgono il verdetto: la laurea è nulla. Nella sentenza si legge che non esiste alcuna prova che la dottoressa abbia sostenuto gli otto esami a Valladolid, nonostante questi risultassero nel sistema informatico Esse3.
Anche i verbali della facoltà e la documentazione dell’università spagnola non confermerebbero la veridicità degli esami. Secondo quanto ricostruito, la registrazione degli esami sarebbe stata effettuata erroneamente da un tutor – nel frattempo deceduto – che li aveva inseriti nel sistema senza riscontri formali. L’ateneo ha avviato anche un procedimento disciplinare contro di lui, prima del suo decesso.
“Errore informatico” non sufficiente a salvare la laurea
“Non può essere attribuito alcun valore – si legge nella sentenza – al fatto che i medesimi esami fossero materialmente registrati sul libretto informatico”. La Corte sottolinea che l’errore umano non può essere considerato una prova dell’effettivo superamento degli esami. Il Consiglio di Stato, quindi, conferma la piena legittimità dell’annullamento della laurea, aprendo scenari complessi per la posizione professionale della giovane donna, che nel frattempo aveva già avviato un percorso di specializzazione proprio a Foggia.
Il caso resta emblematico delle falle nei sistemi di riconoscimento dei crediti internazionali, delle responsabilità amministrative e degli effetti devastanti che una documentazione lacunosa può produrre, anche a distanza di oltre un decennio.












