A urne chiuse, il primo dato politico emerso dalla consultazione referendaria su lavoro e cittadinanza è l’affluenza: solo il 29,15% degli aventi diritto si è recato alle urne, secondo i dati diffusi dal Viminale quando erano state scrutinate 27.943 sezioni su 61.591. Un dato che, in assenza del quorum, sancisce la non validità della consultazione e consegna alle forze politiche la responsabilità di interpretarne il significato.
Centrodestra compatto: “Una bocciatura chiara”
Il presidente del Veneto Luca Zaia non ha dubbi: “È stato un referendum pensato male, proposto peggio e terminato con un chiaro responso popolare: l’assenza di consenso”. Per il governatore leghista, l’esito rappresenta “non solo il fallimento della consultazione voluta e sostenuta dalla sinistra, ma anche un rafforzamento della coesione e della legittimità del governo Meloni”.
Zaia punta il dito in particolare contro il sesto quesito – quello mirato a ostacolare l’autonomia differenziata – definendolo “l’obiettivo politico principale dell’operazione referendaria”, poi neutralizzato dalla Corte Costituzionale che lo ha dichiarato inammissibile. “Gli altri cinque quesiti – ha aggiunto – sono stati sonoramente bocciati dal corpo elettorale”.
Nel Pd è già tempo di resa dei conti
Se da destra arrivano toni trionfalistici, nel Partito Democratico si apre un nuovo fronte interno. L’eurodeputata Elisabetta Gualmini affida a X (ex Twitter) la sua riflessione amara: “Aver mobilitato tutto il Partito, tutti i circoli e i dirigenti su un referendum che doveva ‘correggere gli errori del vecchio Pd’ si è rivelato un boomerang. Un voto politico contro noi stessi”.
La Gualmini critica duramente anche la rottura dell’unità sindacale: “Legarsi a un solo sindacato, la Cgil, è stato un altro errore. I quesiti erano rivolti al passato e poco legati alle patologie del mercato del lavoro di oggi. Doveva essere uno sfratto a Meloni, non pare vada così”.
Chiude con un auspicio: “Auguriamoci almeno una discussione franca, magari anche con quelli del vecchio Pd”.
Un voto che divide più di quanto unisca
Il referendum, annunciato nei mesi scorsi con l’ambizione di mettere in discussione l’agenda sociale del governo, si è invece rivelato una prova di forza mancata. L’affluenza ben al di sotto della soglia del quorum, la difficoltà di comunicare temi complessi e la frattura interna all’opposizione lasciano un’eredità pesante.
Sul piano politico, l’esito rafforza l’esecutivo e mette all’angolo un’opposizione che, ancora una volta, appare incapace di costruire un fronte realmente unitario. E mentre il centrodestra celebra, nel Pd si apre l’ennesima stagione di autocritica.
I dati in Puglia
In Puglia numeri molto bassi con la maglia nera assegnata alla Capitanata. La provincia di Bari si è fermata al 31,61% di affluenza, Bat al 27,62%, Brindisi al 24,91%, Foggia 23,23%, Lecce 25,68% e Taranto al 34,16% complice il voto per le Comunali. Nel Foggiano il flop più rilevante tra i grandi comuni è quello di Cerignola con un misero 15,34% ma il dato più basso in assoluto è a Peschici (9,54%). Nel capoluogo dauno 23,12%, a Manfredonia 21,87% e a San Severo 21,33%. Il dato più alto a Volturara Appula 36,16% e a Orta Nova dove non c’è ancora il risultato ufficiale ma nella città dei 5 Reali siti era previsto anche il ballottaggio per decidere il nuovo sindaco.
Sorpresa in Umbria
Superato il quorum dell’affluenza per il voto ai referendum in un piccolo comune della provincia di Perugia. È Paciano dove all’unico seggio allestito si sono recati il 51,38 degli aventi diritto in base ai risultati riportati sul portale Eligendo. Il dato è stato uguale per tutti i quesiti referendari. Non avrà però effetti pratici sulla validità della consultazione per la quale farà fede il dato nazionale.











